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Cancro al seno: la mammografia riduce veramente la mortalità?

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«Non siamo riusciti a stabilire l’efficacia del programma di screening sulla mortalità per cancro al seno. La riduzione osservata è simile sia nelle aree dove si fa la mammografia che in quelle dove non si fa». È la conclusione di uno studio danese, cui ne sono poi seguiti molti altri che hanno evidenziato perplessità su questo test radiografico. Poi c’è il rapporto Cochrane che evidenzia i problemi associati a questo screening.
Uno studio danese ha verificato che la diminuzione della mortalità per cancro al seno è risultata simile nei gruppi di donne studiate sia nelle aree dove veniva eseguita la mammografia che in quelle dove non veniva effettuato lo screening di massa. I ricercatori hanno addebitato questa diminuzione alle modifiche nei fattori di rischio e ai migliori trattamenti. Potete scaricare dal Pdf allegato il testo integrale dello studio pubblicato sul British Medical Journal.
Poi c’è il documento del Nordic Cochrane Centre (anche questo scaricabile dal Pdf allegato in inglese e in italiano), dove si legge: 
«Alcuni tumori, e alcuni cambiamenti precoci nelle cellule (carcinoma in situ) rilevati dallo screening, si evolvono così lentamente che non si sarebbero mai trasformati in un vero e proprio tumore. Molti di questi “pseudo-tumori” rilevati dallo screening avrebbero potuto persino scomparire spontaneamente se non fossero stati curati. (…)Lo screening comporta che molte donne vengano sottoposte a cure per una malattia tumorale che non hanno e che non avranno mai». 
«Se 2000 donne sono sottoposte a screening, a 10 donne sane sarà diagnosticato un tumore che non sarebbe stato diagnosticato se non si fossero sottoposte allo screening. Le 10 donne verranno sottoposte a interventi chirurgici al seno e spesso riceveranno anche altre cure, in quanto considerate essere affette da tumore. Se non avessero effettuato lo screening, avrebbero continuato ad essere sane».
«Poiché lo screening è anche la causa di un eccesso di diagnosi e del successivo eccesso di cure in donne sane, in presenza di screening, un numero maggiore di donne sarà sottoposto all’asportazione del seno. Inoltre, un numero maggiore di donne sarà inutilmente sottoposto a radioterapia». 
«Se 2000 donne si sottopongono a screening mammografico regolarmente per 10 anni, circa 200 donne sane incorreranno in un falso allarme. Lo stress psicologico a cui queste donne sono sottoposte fin tanto che non si sarà accertato se si tratta di tumore, può essere considerevole . Molte donne presentano ansia, preoccupazione, scoraggiamento, problemi di insonnia, cambiamenti nelle relazioni con la famiglia, con amici e conoscenti, e un calo del desiderio sessuale. Questo stato può perdurare per mesi, e nel lungo termine alcune donne si sentiranno più vulnerabili verso le malattie e si rivolgeranno più spesso ad un medico». 
«Lo screening non riduce il rischio complessivo di morte, né il rischio complessivo di morire di tumore (compreso il tumore al seno). Sembra quindi che le donne che si sottopongono allo screening non vivono più a lungo rispetto alle donne che non vi si sottopongono. Sin da quando questi studi randomizzati sono stati effettuati, si sono registrati progressi importanti nella diagnosi e nella cura del tumore al seno. Ciò significa che lo screening ha oggi un’efficacia minore che in passato. Infatti, studi più recenti e rigorosi suggeriscono che lo screening non sia più lo strumento più efficace per prevenire il tumore al seno (1,9)». 
«In Europa lo screening per il tumore al seno è raramente offerto alle donne di età inferiore ai 50 anni. Eppure c’è stato un calo del 37% nella mortalità per tumore al seno tra il 1989 e il 2005 per le donne appartenenti a questa fascia di età, mentre solo del 21% nelle donne di età compresa tra 50-69 anni. In molti paesi la diminuzione della mortalità per il cancro al seno si è registrata prima dell’introduzione dello screening». 

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