I dati della Fao sono molto preoccupanti. Anche se si registra un calo numerico rispetto agli anni ’90, la vita è sempre più precaria: conflitti e catastrofi naturali le minacce principali
In tutto il mondo ci sono ancora 800 milioni di persone che soffrono la fame. 72 paesi hanno raggiunto l’Obiettivo di Sviluppo del Millennio di dimezzare il numero di persone sottoalimentate e 29 paesi hanno dimezzato il numero di persone denutrite. “Dobbiamo essere la generazione Fame Zero”, ha detto il direttore generale della Fao presentando il rapporto annuale delle Nazioni Unite sulla fame, che segnala qualche progresso: a soffrire la fame sono 795 milioni di persone in tutto il mondo, una su 9, 216 milioni in meno rispetto al biennio 1990-92.
Il rapporto Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015 – SOFI (pubblicato dal Fao, Ifad e Programma alimentare mondiale) dice che nei paesi in via di sviluppo la prevalenza della denutrizione – che misura la percentuale di persone che non sono in grado di consumare cibo sufficiente per una vita attiva e sana – è scesa al 12,9% della popolazione, un calo dal 23,3% di un quarto di secolo fa.
La Fao evidenzia passi avanti nonostante sfide ambientali pesanti e crisi che, in alcuni paesi, sono diventate di lungo corso. Condizioni economiche globali difficili hanno ostacolato la realizzazione degli obiettivi di sicurezza alimentare: fra queste vanno contati “eventi meteorologici estremi, calamità naturali, instabilità politica e conflitti civili”. Sono 24 i paesi africani che oggi stanno affrontando crisi alimentari, il doppio rispetto al 1990, sottolinea la Fao, e “circa una persona su cinque che soffre la fame vive in ambienti di crisi caratterizzati da una governance debole e da una estrema vulnerabilità alle malattie e alla morte”. Negli ultimi trent’anni le crisi globali sono passate da eventi catastrofi e di breve durata a situazioni croniche, protratte nel tempo, condizionate dall’alternarsi di catastrofi naturali e conflitti, di eventi legati agli sconvolgimenti del clima e alla crisi finanziaria. Accade così che “i tassi della denutrizione e della fame nei paesi che soffrono di crisi prolungate sono tre volte più alti che altrove.