Con l’Expo 2015 al via, i partner della manifestazione e gli slogan scelti, l’editoriale che apre il numero di Maggio 2015 del mensile Terra Nuova è un invito a riflettere sui nostri consumi… a partire da un mandorlo nel Sud Italia.
La coerenza delle mandorle
Sono cresciuto in un piccolo paese del Sud dove bastava fare pochi passi fuori dall’abitato per incontrare piccoli appezzamenti di mandorli misti a ulivi. Alberi abituati a crescere su terreni brulli e sassosi, battuti dal sole.
Da allora porto con me l’abitudine di sgranocchiare ogni mattina un pugno di mandorle: un gesto che, oltre a rappresentare uno snack salubre e gustoso, mi riporta ai luoghi della mia infanzia.
Peccato che diventa sempre più difficile trovare mandorle maturate al nostro sole. L’Italia, che fino al dopoguerra era primo produttore mondiale, oggi importa due terzi del fabbisogno di mandorle da oltreoceano, in gran parte dalla California. Il motivo è come sempre il prezzo: grazie alle grandi superfici coltivate, alla meccanizzazione esasperata, al massiccio impiego di pesticidi e concimi chimici e all’irrigazione forzata, le mandorle californiane costano qualche centesimo in meno al chilo, spese di trasporto incluse.
Ma a differenza della Pizzuta di Avola, della Catuccia di Bari e delle altre vecchie varietà nostrane, adattatesi nei milleni ai terreni siccitosi e poveri del nostro Sud e che oggi rischiano di sparire, le varietà californiane iperproduttive richiedono grandi quantità di pesticidi e di acqua: circa 3,7 litri per ogni mandorla!
Accade così che dopo ani di mandorlicoltura intensiva cominciano a manifestarsi le prime conseguenze nefaste sull’ecosistema.
L’irrigazione massiccia ha impoverito i ricchi corsi d’acqua del nord della California mettendo a repentaglio la vita stessa dei salmoni e costringendo quest’anno per la prima volta le autorità locali a drastiche limitazioni per i consumi idrici.
La distribuzione di dosi crescenti di pesticidi ha fatto piazza pulita di tutti i pronubi naturali, tanto da richiede ogni anno l’introduzione di almeno un milione e mezzo di nuovi alveari regolarmente sostituiti a ogni fine stagione a causa della morte delle api.
Per non parlare poi dei costi ambientali legati al trasporto del prezioso frutto dalla California ai vari paesi del mondo.
Ovviamente non possiamo vietare la coltivazione intensiva del mandorlo in California, così come non possiamo fermare l’importazione di pomodori cinesi o di pere dall’Argentina. Ma è anche vero che processi complessi e vasti come la globalizzazione si nutrono e prosperano sulle piccole scelte quotidiane di tutti noi.
Quando facciamo la spesa possiamo scegliere di dare forza al mostro senza volto del commercio transnazionale, o sostenere le piccole produzioni bio locali.
In genere questa seconda opzione è più scomoda e costosa, ma è una scelta di coerenza che dobbiamo al bambino che è in noi e a quelli che verranno dopo di noi.
Per offrire loro ancora la possibilità di abbracciare un vecchio mandorlo e di assaporare i suoi piccoli frutti che sanno di sole.
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