Il caso Daniza non è chiuso
Daniza, l’orsa dichiarata «pericolosa» dalla Provincia Autonoma di Trento e uccisa dall’anestetico durante la cattura, era arrivata in Trentino grazie al progetto Europeo Life Ursus (poi Life Arctos), che tra il 1996 e il 2000 fece incassare al Parco Adamello Brenta oltre 3 milioni e 600 mila euro.
Il caso Daniza per noi è ancora aperto. Non sappiamo come stiano i suoi cuccioli: l’ultima foto di uno dei due risale a inizio ottobre e la Provincia ha ammesso che l’auricolare del monitoraggio è andato perduto. Daniza non è il primo orso ucciso da errori della Provincia Autonoma di Trento: l’orso denominato KL2G1 nel 2008 annegò nel lago fuggendo dopo un’anestesia insufficiente. JJ5 nel 2012 morì per eccesso di anestetico, come Daniza.
C’è il sospetto che il mandante morale della cattura mortale di Daniza sia il progetto di collegamento degli impianti sciistici tra Pinzolo e Madonna di Campiglio. Per ovviare alla scarsità di neve, verrà costruito un bacino artificiale che sequestrerà l’acqua utile a innevare artificialmente. Poco importa il costo ambientale di questa operazione: come ha affermato un funzionario della Provincia di Trento «bisogna essere realisti e pragmatici, c’è una parte debole che è l’orso e c’è una parte forte che è l’uomo. Nella ricerca dell’equilibrio è la parte debole che deve adeguarsi alla parte forte».
Fomentare il fastidio verso gli orsi e allontanarli dalla zona sembra dunque accontentare tutti: la Provincia, che potrà defilarsi da qualsiasi futuro impegno nei confronti dell’orso dopo che i finanziamenti sono stati incassati; i pastori e gli allevatori, anch’essi già generosamente indennizzati con il 100% del valore materiale dei danni subiti e il 90% delle spese di prevenzione; gli imprenditori del settore edilizio e turistico, le cui mire sono incompatibili con la tutela di un’area abitata da orsi.
Anche in questa vicenda vince l’antropocentrismo: il nostro rapporto con l’animale selvatico e con la sua irriducibile libertà è un indicatore culturale della nostra società. L’arroganza con cui la Provincia Autonoma di Trento ha condotto questa fallimentare operazione denuncia il cinismo e la desolante mancanza di cura e compassione verso i nostri fratelli più deboli. Ma chiamandoci fuori dalla «famiglia cosmica» costruiamo una società crudele e venale, dove le relazioni si basano su forza, denaro e violenza. Daniza ci osserva e attraverso il suo sguardo possiamo valutare quel che siamo diventati.
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