Dopo l’allarme scattato in seguito ai primi decessi, l’Istituto superiore di sanità si è affrettato a tranquillizzare la popolazione: i vaccini analizzati non risultano contaminati, non c’è nessun pericolo per la popolazione.
Morti di mediaticità
Dopo l’allarme scattato in seguito ai primi decessi, l’Istituto superiore di sanità si è affrettato a tranquillizzare la popolazione: i vaccini analizzati non risultano contaminati, non c’è nessun pericolo per la popolazione.
Dunque di cosa sono morti i 20 anziani sottoposti a vaccinazione? Ridicola la risposta delle autorità sanitarie: «L’incremento delle segnalazioni (di decessi, nda) è da attribuire alla maggiore sensibilità mostrata da parte degli operatori sanitari e della popolazione generale al fenomeno, a causa della mediaticità degli eventi di questi ultimi giorni».
Non è della stessa idea il dottor Eugenio Serravalle, presidente di Assis, che ha accolto con preoccupazione le dichiarazioni del ministro Lorenzin. «L’apprendere che non sono state trovate tossine nelle fiale incriminate» ha dichiarato Serravalle «esclude una sola tra le cause che possono avere determinato i decessi. Ciò che vaindagato è il rapporto tra stimolazione artificiale del sistema immunitario (indotta dal vaccino) e possibili avvenimenti avversi, ossia reazioni impreviste da parte dell’organismo umano».
Ed è proprio la valutazione del rapporto rischi/benefici il punto critico dei vaccini. Può sembrare assurdo, ma non esistono studi seri a proposito. L’epidemiologo Tom Jefferson ha pubblicato qualche anno fa sul British Medical Journal un accurato lavoro di revisione setacciando 274 studi sul vaccino antinfluenzale e sulla sua efficacia soprattutto nei bambini e negli anziani.
Risultato: delle 40 ricerche sull’efficacia del vaccino nella popolazione di età avanzata, solo 26 riportavano i dati sui ceppi virali influenzali in circolazione in quella stagione e solo 21 fornivano informazioni su quelli contenuti nel vaccino. ochissime anche le ricerche in cui il gruppo dei vaccinati fosse messo a confronto con un gruppo di «controllo». Pochi anche gli studi che prendono in esame gli effetti collaterali importanti registrati nella settimana successiva all’iniezione. Altro punto debole è l’efficacia della vaccinazione nei bambini sotto i due anni, risultata pari a quella del placebo.
I sostenitori delle campagne antinfluenzali trascurano sempre di ricordare che un vaccino immunizza unicamente dai virus per i quali è stato preparato, ma non ha azione alcuna nei confronti delle centinaia di altri agenti infettivi responsabili delle sindromi influenzali. La vera influenza, quella che si vorrebbe contrastare con i vaccini, rappresenta solo il 6-10% del totale. Ed è proprio su questo equivoco che crescono i fatturati miliardari dell’industria del farmaco, complici una ricerca scientifica sempre più inquinata da conflitti di interesse e una gestione della sanità che sembra guardare più ai vantaggi privati che alla salute pubblica.
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