300 di questi numeri!
Trecento numeri sono come trecento mattoni, con cui poter costruire una piccola casa, un luogo dove fare comunità, ritrovarsi, ripararsi dalle intemperie di un mondo che corre troppo veloce e che a volte fatichiamo a capire.
Dai primi anni sono cambiate tante cose. Ma lasciamo che siano le parole del direttore Mimmo Tringale a fare da ponte con questo mondo lontano: “Ho incontrato la redazione di Terra Nuova per la prima volta nell’aprile dell’83, da giovane studente di agraria insoddisfatto di quello che gli veniva insegnato e del mondo che vedeva intorno. Ero pieno di ammirazione per Pino De Sario, Rosalba Sbalchiero e Maria Grazie Frison, le colonne di quell’utopia su carte che ogni due mesi – allora era bimestrale – regalava stimoli e concretezza a chi sognava un mondo migliore, meno inquinato, più felice e solidale. Fu un amore a prima vista, consumato prima come lettore, poi come collaboratore e infine, nel maggio del 1999, come direttore. Prima ancora di diventare il mio lavoro, Terra Nuova mi ha cambiato la vita e tutto questo lo devo anche alle tante persone che con il loro impegno ed entusiasmo hanno contribuito a creare una rivista che a distanza di tanto tempo continua a essere un punto di riferimento insostituibile”.
Sin dall’inizio Aam Terra Nuova è stato il frutto di un lavoro corale. È impossibile raccontare le vicissitudini, le storie e soprattutto le tante persone che si sono succedute dai primi anni eroici a oggi. Inevitabilmente il pensiero va ai compagni di strada che ci hanno lasciato prematuramente come Ivan Bernardini, Tiziana Urbinati, Massimo Principi, Giuseppina (detta Eva) Staiano, ma anche ai tanti amici che si sono alternati nella direzione della rivista come John Masnovo e Mariagrazia De Cola.
Punto di partenza: Bologna 1977
All’inizio era solo “Aam”. Il seme venne lanciato a Bologna nel ’77, durante la storica tre giorni che dal 23 al 26 settembre riunì per la prima volta l’intero movimento di contestazione nato in quell’anno nelle scuole e poi dilagato nelle periferie e nei primi centri sociali.
“C’era un clima molto pesante” ricorda Roberto Dellera, uno dei fondatori di Aam. “C’era il terrorismo e la repressione era stata particolarmente intensa negli ultimi mesi, con gravi attacchi alle libertà fondamentali. Ma nonostante questo, il raduno che si concluse con una manifestazione a cui parteciparono più di centomila persone fu calmo e festoso. Alcune persone lungimiranti, cogliendo l’opportunità di una così ampia partecipazione, vollero creare occasioni di confronto. Affissero in Università dei manifesti che indicevano liberi incontri sulle tematiche più svariate. Ognuno scriveva un argomento e indicava la stanza dove si sarebbe tenuta la relativa riunione. Io e il mio amico Gaspare Amari scrivemmo su un cartello una frase del tipo: alle ore 15 in aula 2, riunione per formare un coordinamento nazionale su Agricoltura, Alimentazione e Medicina alternativa”.
Difficile attribuire la paternità all’una o all’altra persona di questa storica rivista, ma sappiamo che già lì stava nascosto l’acronimo che avrebbe dato luogo al primo nome della testata. “All’inizio volevamo formare solo un collettivo di coordinamento di persone appassionate a quelle tematiche, e ci riuscimmo con molta facilità. La riunione fu, come avveniva spesso allora, molto partecipata e alla fine facemmo girare un foglio e ognuno si segnò sotto l’argomento che gli interessava”.
In quei giorni gli incontri e le discussioni sul progetto continuarono anche a casa di Maurizio Baldini. “Abitavo a Bologna da un paio di anni per motivi di lavoro e iniziai a ricevere richieste di ospitalità” racconta Maurizio, che oggi gestisce l’associazione Tra Terra e Cielo e La Via dei Canti. “Il movimento nato dalle lotte operaie e studentesche del ’68 si era dato appuntamento a Bologna. Ma proprio a casa mia? In realtà, sei mesi dopo l’uccisione da parte dei Carabinieri di Francesco Lorusso, studente bolognese di Lotta Continua, e la conseguente messa a ferro e fuoco della città, il vento era cambiato. In quei giorni svanì l’ingenua illusione di cambiare le cose prendendo il potere. Si faceva strada una nuova idea, quella di cambiare il mondo a partire da se stessi e dalla scelte quotidiane. Agli incontri partecipavano cooperative agricole, insegnanti di yoga, centri di meditazione, medici, insegnanti, comuni, collettivi e comunità nascenti. E’ in luoghi come questo che si incontra il primo nucleo di persone che darà vita alla rivista, con una prima redazione sparsa tra Roma e Milano che produrrà il primo numero di Aam Terra Nuova, stampato in verde”. Internet è ancora lontana, ma già si fa rete. Agricoltura, Alimentazione, Medicina sono le tre parole chiave del cambiamento nei consumi. Tre regni dominati dall’industria chimica, dove cominciò la battaglia di liberazione, iniziata in quell’anno e che oggi è ancora in corso.
Da Bologna a Milano
“Allora per comunicare c’erano solo le poste e i telefoni” prosegue Roberto Dellera. “Gestire un gruppo di studio e progettare eventi e azioni come avevamo deciso di fare, con dei partecipanti sparsi in ogni regione d’Italia, non era facile. Così eleggemmo subito anche i coordinatori: io presi l’Alimentazione, Roberta Tazzioli di Milano prese l’Agricoltura e a Maurizio Bolognesi di Roma fu affidata la Medicina. Rimaneva da decidere come raccogliere le informazioni e come smistarle. I coordinatori pertanto si impegnarono a restare in contatto attraverso una circolare da inviare periodicamente per posta a tutti gli iscritti. Vittorio Francione offrì la sede del suo studio di grafico di via Castelfidardo a Milano come indirizzo postale dove raccogliere gli iscritti inviati dai soci”.
“Ben presto quella di Milano divenne una piccola, sovraffollata e molto affumicata sede di lavoro ed elaborazione di progetti” continua Roberto. “Contenuti e forme di vita che non parlavano più di lotte e incazzature, ma di riflessioni e proposte operative dal basso, partendo da noi stessi e dalla nostra incrollabile voglia di utopia. Un’utopia che però volevamo cominciare a costruire con le nostre mani. La zona che scegliemmo era quella più adatta: calda, vissuta a perdifiato di notte e giorno e altamente simbolica, a due passi dalla sede storica di via Solferino del Corriere e proprio di fronte al Macondo, un locale ibrido di musica e cultura vissuta in diretta, dove si stava consumando una veloce trasformazione di quel movimento di controcultura e impegno politico di cui tutti noi, con varie sfaccettature, facevamo parte. Lì dentro in quei giorni vedemmo gli ex duri e puri di Lotta Continua, che si toglievano per la prima volta i giubbetti paramilitari per indossare sari e tute arancioni. Un gesto che non voglio giudicare in se stesso come giusto o sbagliato, ma che sicuramente segnava un grosso salto, imprevedibile e inatteso. Così lì incontrai un Rostagno diventato improvvisamente Sanatano, sorridente nel suo saio quasi monacale, o un Andrea Valcarenghi, ribattezzato come Majeed, che aveva già fondato Re Nudo, e che organizzava un happening con Allen Ginsberg“.
“Noi avevamo la sede proprio di fronte. In mezzo a quel fulgore di iniziative, ci mettemmo poco a capire che la nostra circolare doveva diventare qualcosa di più di un bollettino periodico, complice la presenza di un grafico esperto di impaginazioni di giornali. Mancava solo il nome della testata e mi sembra che fu proprio Roberta a cogliere che l’acronimo che univa i nomi dei tre coordinamenti formava una curiosa risonanza con la parolina che la mamma sussurra quando imbocca il suo bambino…aam! Lo trovammo divertente e per un certo verso fu obbligatorio uscire con un editoriale scritto da Vittorio che sotto le morbide fattezze di un pulcino titolava: “Siamo piccoli ma cresceremo”. Era nato il numero zero di Aam.
Roma: Pino e Rosalba
“Era il ’78, ci stavamo organizzando per aprire L’Albero del Pane, uno dei primi negozi di alimenti biologici a Roma, e avevamo bisogno di trovare dei prodotti biologici a prezzi accessibili” racconta Rosalba Sbalchiero. “E’ stato allora che abbiamo cominciato ad andare in giro per l’Italia per cercare fornitori. In questi giri abbiamo incontrato delle persone che si interessavano di agricoltura e siamo venuti in contatto con il gruppo che aveva dato vita al numero zero di Aam, a cui nel frattempo si era aggiunto anche Pino De Sario, oggi docente universitario specializzato in Comunicazione Ecologica. Colsi al volo la proposta di organizzare una riunione di Aam a Roma, mettendo a disposizione casa mia. Io e Pino ci siamo subito innamorati e poco dopo Pino si è trasferito a Roma e con lui anche la redazione del neonato bollettino. La mia casa divenne ben presto la sede della redazione. Veniva gente da tutta Italia e da un’abitazione super borghese si trasformò velocemente in una specie di comune. La sera non si sapeva mai in quanti restavano a dormire. Per i miei vicini fu un vero shock vedere quella signora, qual ero io, con la pelliccia e il cane, trasformarsi in una sciamannata con gli zoccoli, i capelli rossi, l’hennè e le gonnellone”.
“Dopo il seme lanciato a Bologna” racconta Pino De Sario “per la crescita di Aam fu fondamentale il supporto di Marcello Baraghini, storico fondatore di Stampa Alternativa, che ci mise a disposizione una tipografia e un pò di risorse materiali per stampare i foglioni dei primi numeri. Inoltre, essendo l’unico giornalista professionista della compagnia, per molti anni mise a disposizione la sua firma come direttore responsabile della rivista lasciando di fatto a noi la massima libertà di azione. Io allora avevo 24 anni, e mi trovavo davanti una prateria di creatività per inventare un mondo parallelo, perché la mia visione, condivisa con gli altri amici e compagni di quell’epoca, era che questo mondo, così come era strutturato, non ci piaceva tanto. Pensavo veramente all’idea, piuttosto utopica, di creare tutto un circuito parallelo, che in quegli anni si chiamava ‘controcultura’. Non bisogna nasconderlo: i conflitti allora c’erano, anche dentro il giornale, ma c’era anche una grande capacità di costruire comunità e di fare rete. I social non erano stati ancora inventati, il nostro modo per fare tam tam era quello di organizzare le feste di Equinozio o di Solstizio in diverse città. Eravamo molto bravi a creare comunità, sapevamo sviluppare calore umano, eravamo delle vere e proprie caldaie!”.
Le prime norme sul biologico
Nel frattempo cresce l’interesse nei confronti della rivista, e il vecchio bollettino si arricchisce di collaboratori, rubriche, pagine. E’ così che l’8 gennaio del 1982 esce dalla tipografia di via Ravizza a Roma il n° 1 della nuova serie con la testata Aam affiancata da Terra Nuova. Oramai è una vera e propria rivista di 32 pagine in formato A4 con la copertina a colori. Ai temi originari si aggiungono le “proposte di vita”: i coordinamenti città-campagna, la sobrietà e le esperienze comunitarie.
I temi centrali rimangono l’alimentazione naturale e l’agricoltura biologica.
Ed è proprio Aam Terra Nuova che pubblica nel 1985 le prime Norme Italiane di Agricoltura Biologica, frutto di un complesso lavoro tra consumatori, agricoltori e tecnici del biologico. Insieme al biologico sono tante le istituzioni, le idee, le suggestioni partorite da quella grande pentola in ebollizione che era, come ancora oggi è, Terra Nuova: dalla mobilitazione contro il nucleare, alle campagne per il riconoscimento delle medicine non convenzionali, al lancio dei coordinamenti città-campagna, alla prima mappa delle comunità.
Negli ultimi quindici anni, la rivista si è dovuta misurare con un contesto di grandi cambiamenti: i temi che trent’anni fa erano nicchia, come il biologico, la biodinamica, l’omeopatia, la bioedilizia, sono diventati di moda e svuotati del carattere dirompente e antagonista delle origini. Argomenti come la sostenibilità e la biodiversità diventano addirittura oggetto del tanto discusso Expo 2015, ma nonostante questi cambiamenti Terra Nuova (l’Aam è stato messo nel frattempo in sordina) ha continuato a svolgere un ruolo di riferimento e di primo piano per tutti coloro che sono ancora convinti che “il mondo si cambia a partire dall’uscio di casa”.
Così, la scapestrata compagnia di 37 anni fa si è trasformata in una casa editrice con uno spazio di rilievo nel panorama editoriale italiano, senza dimenticare il collegamento diretto con le punte più avanzate dell’Italia del cambiamento. E’ dalle pagine del mensile Terra Nuova e dai suoi libri che provengono ancora molte delle proposte più originali e interessanti per chi cerca uno stile di vita più sostenibile e solidale: dagli ecovillaggi alla comunicazione non violenta; dall’agricoltura sinergica al cohousing; dalla permacultura agli insegnamenti di Thich Nhat Hanh; dall’alimentazione vegan alle terapie non convenzionali.
Terra Nuova oggi
Questo numero 300 della rivista dicembre 2014 segna dunque una nuova pietra miliare nella storia di Terra Nuova. Un passaggio che rimanda inevitabilmente ad altri numeri, quelli sulla tiratura, stabilizzati sulle 23.000 copie, e sugli abbonati, che sono più di 10 mila, a cui vanno aggiunte le circa 12 mila copie vendute mensilmente. Ma al di là dei risultati confortanti, in un periodo assai buio per tutto il mondo editoriale italiano, sappiamo che la grande risorsa di Terra Nuova è il suo enorme capitale umano, fatto di persone, associazioni, gruppi, aziende, che si mettono in gioco in modo costruttivo e che ogni giorno ci accompagnano in questo percorso di avanscoperta.
Percepiamo l’esistenza di una grande comunità desiderosa di condividere esperienze, di costruire percorsi nuovi e di incontrarsi, in modi certamente diversi da quelli che videro nascere la rivista nel 1977.
Una rivista sempre più diffusa sul territorio grazie ai 1326 punti vendita, tra negozi di alimenti biologici, botteghe del mondo, associazioni, librerie e centri culturali sparsi in tutta Italia, e alle oltre 150 fiere a cui partecipiamo ogni anno,
Allo stesso tempo abbiamo sentito il bisogno di costruire un luogo fisico diverso, un grande laboratorio festoso,
il Terra Nuova Festival, che si è svolto per la prima volta nel 2014
alla Versiliana di Marina di Pietrasanta (Lu), e che nei prossimi anni vogliamo diventi il luogo effettivo in cui riconoscersi e guardarsi negli occhi, in mezzo ai workshop, alle conferenze e ai momenti di svago, che per noi sono sempre occasioni per scambiarsi cultura e fare vera informazione.
Non bastano gli oltre 50 mila fan su facebook per abbracciare questa grande comunità alla ricerca di consapevolezza, e di un nuovo profondo rispetto per la natura, il corpo, la mente e gli altri esseri viventi.
Quella Terra Nuova che cerchiamo a volte sembra molto vicina, altre volte più lontana. Il viaggio è ancora lungo e vale la pena farlo insieme.
–
IN REGALO a chi si abbona la BioAgenda 2015
La BioAgenda 2015, dedicata al pane con la pasta madre, non è in vendita ma IN OMAGGIO a chi si abbona, rinnova o riceve in regalo l’abbonamento a Terra Nuova.
Con l’abbonamento alla rivista Terra Nuova
ogni mese oltre 100 pagine di notizie, approfondimenti, curiosità ed esperienze.
Gestisci un negozio di alimenti bio, un’erboristeria, un ristorante?
Sei un operatore della salute naturale, fai parte di un’associazione o svolgi una qualsiasi attività in sintonia con la nostra testata?
Unisciti alle oltre 1.200 realtà che distribuiscono
il mensile Terra Nuova e i
libri di Terra Nuova Edizioni dedicati all’alimentazione naturale, all’agricoltura naturale, alla genitorialità, all’ecologia pratica: ti aspettano vantaggiosi sconti e interessanti opportunità per promuovere la tua attività sulla rivista, il sito e il bacino dei lettori di Terra Nuova.