Il Sud è ovunque
Se l’espressione “equo e solidale” vi fa venire in mente il classico artigianato etnico o i cosiddetti “prodotti coloniali” come tè, caffè, zucchero, cioccolato e spezie, da oggi avrete modo di ricredervi.
Nei paesi occidentali il numero di persone che vivono in uno stato di povertà assoluta è in aumento e in Italia il tasso dei fallimenti aziendali e i livelli di disoccupazione sono ai massimi storici.
Questi fatti ci dimostrano in modo chiaro che il rigido e artificioso schema che distingueva tra “primo”, “secondo” e “terzo” mondo oggi non regge più. E da una parte, forse, è meglio così.
“Il Sud è ovunque, non è più un riferimento geografico come quando il commercio equo e solidale iniziò a muovere i primi passi“: queste parole di Roberto Mancini, professore di Filosofia Teoretica all’Università di Macerata, restituiscono il succo del pensiero raccolto nel Manifesto di Solidale Italiano, un progetto lanciato dal Consorzio CTM Altromercato insieme Slow Food, Aiab e Consorzio cooperative sociali Gino Mattarelli.
Obiettivo di questa iniziativa è valorizzare, attraverso le reti del commercio equo e solidale, i prodotti contadini e artigianali italiani provenienti da aree problematiche, in risposta alla crisi che dilaga anche alle nostre latitudini, nei poderi, nelle aziende familiari e nelle botteghe artigiane.
Sono nate così due linee di prodotti:
– Agricoltura Sostenibile, volta a favorire la tutula della biodiversità e delle produzioni tipiche locali, la coltivazione di terre confiscate alla mafia e il riscatto dal sistema del caporalato;
– Economia carceraria, che ha lo scopo di sostenere le attività di formazione professionale e restituire dignità al lavoro svolto dai detenuti in carcere.
Ad oggi sono nove le realtà produttive sparse per la penisola, da Siracusa fino a Cuneo, che hanno ottenuto il marchio. Si tratta di progetti che non solo hanno una ricaduta sociale rilevante, ma sono anche vere e proprie eccellenze agroalimentari: si va dalla coltivazione biologica dell’oliva “Bella di Cerignola”, raccolta a mano dai soci della cooperativa Pietra di Scarto sui terreni confiscati a un clan foggiano, alle birre artigianali miscelate e confezionate da Pausa Caffè grazie al reinserimento lavorativo dei detenuti nel carcere di Saluzzo, passando per l’arancia “Biondo di Caulonia” del consorzio calabrese Goel e la pasta da grani antichi prodotta dalla cooperativa Gino Girolomoni sulle colline marchigiane.
Pur con qualche distinguo, legato alla realtà italiana, il rapporto tra Altromercato e questi produttori è improntato sui classici criteri dell’equo e solidale: “Non si tratta di un semplice scambio commerciale” spiega Pierluigi Traversa, responsabile filiere di CTM. “Con i produttori instauriamo una partnership, una cooperazione attiva che si concretizza nell’assistenza per risolvere eventuali problematiche e in un processo di dialogo per stabilire insieme un prezzo equo e trasparente. Inoltre miriamo a dare continuità al rapporto negli anni e, non da ultimo, anche qui applichiamo il prefinanziamento del 50% sul prodotto finale”.
Al momento i prodotti Solidale Italiano si trovano nelle botteghe del commercio equo distribuite per tutta la penisola.
Quindi da domani non ci sono più scuse: dall’antipasto al caffè, dall’oriente ai campi dietro casa, ora sappiamo cosa (è giusto) acquistare.
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