L’alchimia del chicco
Il dossier che apre il mensile
Terra Nuova Gennaio 2015 dal titolo “
Da dove viene la tua farina?”, è un articolo dettagliato pensato per interrogarci sulle farine che quotidianamente portiamo in tavola, divenute ormai una merce globale che segue processi di raffinazione e conservazione riconosciuti come pericolosi per la salute. L’articolo offre una mappatura e un focus dettagliato sui vecchi mulini che resistono, per intraprendere un’affascinante viaggio nel mondo di chi macina il grano, passando per il recupero dei grani antichi fino ai consigli per il consumatore.
Dal dossier riportiamo un box informativo, dal titolo “L’alchimia del chicco” che potete leggere di seguito nella versione integrale.
Chi mangia farine doppio zero dove il germe e le crusche sono assenti, non riesce a recuperare i benefici della farina integrale neanche assumendo separatamente le parti mancanti, con farine fortificate o integratori: l’alchimia non funziona. Il seme infatti è molto più della somma delle sue componenti.
Se macinando il chicco ne manteniamo tutte le parti, saranno in grado di mettersi in moto nel momento in cui andiamo a impastare e interagire per dare vita a quelle reazioni chimiche sinergiche in grado di fornirci un prodotto completo.
Se invece le separiamo, oltre a perdere dei singoli nutrienti, perderemo questo effetto sinergico. L’amido libererà gli zuccheri troppo in fretta esponendoci al rischio di stressare il meccanismo dell’insulina e, a lungo termine, aumentando il rischio di diabete.
L’olio di germe di grano, in assenza degli antiossidanti contenuti nella crusca, si irrancirà. Ma soprattutto, ci perderemo qualcosa che gli scienziati ancora non sanno spiegare: l’effetto protettivo dei cereali integrali contro molte malattie: dai problemi cardiovascolari alla
sindrome metabolica, dall’obesità al
diabete di tipo 2 o ai
tumori del pancreas, legati a stati infiammatori e
stress ossidativo.
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