Salvaguardare la bibliodiversità? Ci avete mai pensato? Come le monoculture stanno annullando la biodiversità in natura, lo stesso sta accadendo nel mondo dell’editoria, dove 5 grandi marchi stanno fagocitando e cancellando la ricchezza culturale e il valore umano della piccola editoria indipendente.
Libri a alici
Il cibo, l’aria, l’acqua, l’ecosistema terrestre sono il frutto della biodiversità che ha dato origine e regola la vita del Pianeta.
Se è chiara a tutti la necessità di salvaguardare la diversità biologica per proteggere la vita nostra e delle future generazioni, ancora scarsa attenzione si continua a porre a un altro bisogno fondamentale dello spirito umano: quello di nutrire la mente con musica, letture, arte e bellezza.
Un nutrimento che vede al centro uno strumento diventato quasi obsoleto: il libro.
Così come accade in natura, dove la monocultura sottrae sempre più terreno alla biodiversità, negli ultimi anni la ricchezza editoriale del nostro paese, la cosiddetta “bibliodiversità”, si è gravemente impoverita.
Si è affermata una sorta di “monocultura della mente” come direbbe Vandana Shiva, una dittatura della banalità e della semplificazione. Un grande trattore alimentato a pensiero unico che ara i cespugli spinosi, le erbe spontanee e gli arbusti nettariferi della cultura “altra” e spiana punti di vista e modi di vivere non conformi.
I latifondisti del libro sono oggi 5 grandi gruppi: Mondadori, RCS, GeMS, Giunti, Feltrinelli, che in barba a qualsiasi legge antitrust controllano non solo gran parte della produzione libraria, ma anche le principali catene di librerie e, cosa ancora più grave, le società che si occupano di promuovere i libri e di rifornire le librerie stesse.
Monocultura fa rima con gigantismo ed è così che la corsa alla realizzazione di librerie-caffetterie-bazar sempre più grandi ha letteralmente ucciso il ricco tessuto di piccole librerie indipendenti, un tempo vere oasi della bibliodiversità.
Qualcuno potrà dire: “È il liberismo baby. Il pesce grande mangia il pesce piccolo“. Ma l’ecologia insegna che i pesci che si trovano alla fine della catena alimentare accumulano più di altri tossine e metalli pesanti. Tonni, squali e pesce spada sono pieni di piombo e mercurio, meglio evitarli.
Noi preferiamo le alici, soprattutto quando nuotano libere nel mare.
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