Panta Rei: l’ecologia che scorre
Nulla si perde, tutto si trasforma,o come dicevano gli antichi Panta rei. Non a caso questo è anche il nome di un luogo magico sulle alture del lago Trasimeno, fondato nel 1993,crocevia di esperienze e crogiuolo di saperi interamente dedicato all’educazione ambientale.
Panta Rei, costola della più antica fattoria didattica La Buona Terra, ne amplia gli orizzonti e le ambizioni e si propone come un vera e propria “università del fare”.
Tutto inizia da una piccola cooperativa, che recupera alcuni ruderi zootecnici posti su dei terrini boschivi e poco fertili. Vuoi per la creatività e il carisma di alcuni componenti del gruppo, vuoi per la passione di altri, vuoi anche per il transito costante di volontari e di idee dai quattro angoli del Pianeta, il progetto diventa un unicum, prototipo e campo di sperimentazione di un’ecologia moderna che sposa l’estrema semplicità e sobrietà (budget bassissimo) con l’ingegno e le tecnologie più avanzate.
Dopo il voto solenne di rispettare in tutto e per tutto le forme e le strutture del rudere preesistente, si procede con una ristrutturazione al cento per cento ecologica, venata di pionierismo. Nel 1997 iniziano i lavori, in collaborazione con l’Atelier ambulant d’architecture e in particolare con l’architetto Rainer Winter Toshikatsu. Quattro anni più tardi è pronto un complesso che inizia a ospitare tutti i più grandi maestri di ecologia di varie discipline, tra le quali architettura, biodanza, agricoltura sinergica, cucina naturale, sciamanesimo. Diventa, in altre parole, un vero e proprio campus per programmi universitari di ricerca e insegnamento su cibo, ambiente e diritti umani.
Dopo 13 anni di uso intensivo, la struttura dà le prove della sua resistenza ed efficienza, rimanendo un luogo che infonde un senso di pace, comfort e solidità, e che necessita di pochissima manutenzione per accogliere al meglio i numerosi ospiti e le variegate attività. Tutto scorre.
La struttura centrale, composta da sala da pranzo, aule e camere con 50 posti letto, è interamente esposta a Sud con vetrata che usa il “solare passivo”, incamerando il calore del sole d’inverno. Una soluzione coadiuvata da un riscaldamento a pavimento che, al pari dell’acqua calda per la cucina e le docce, è alimentato integralmente da due caldaie a legna con una camera di combustione ben coibentata: pochi ciocchi al giorno bastano a dare acqua calda a una settantina di persone.
Tutti i volumi sono stati realizzati in legno (Panta Rei ha una sua falegnameria, dove viene lavorato il legname dei boschi circostanti), terra cruda, paglia, sughero, pietra e cantina di lago: materiali poveri e locali che garantiscono una salubrità, una tenuta termica e una qualità acustica tutte di prima classe.
Il ciclo dell’acqua
Il ciclo dell’acqua è illustrato da un apposito bassorilievo: delle cisterne raccolgono l’acqua piovana (esente da calcare) per le lavatrici e il riscaldamento. Tutte le acque di scarico poi vengono depurate: dopo aver attraversato un’apposita vasca per le acque nere e un desaponatore per le acque grigie (depurazione primaria), defluiscono verso tre vasche progressive disposte sul declivio in terrazzamenti e popolate da canneti e ghiaia.
La ghiaia opera un filtraggio meccanico trattenendo i fosfati e i tensioattivi, e le canne di lago – Fragmite saustralis – operano un filtraggio chimico: con la fotosintesi assorbono i nitrati; mentre la vita batteriologica legata al loro apparato radicale opera sia in metabolismo aerobico che anaerobico, garantendo un ulteriore abbattimento dei carichi inquinanti.
Dopo essere transitata da queste vasche con ghiaia e canneti per la depurazione secondaria, l’acqua finisce in un laghetto dove i raggi del sole operano il fissaggio (depurazione terziaria) migliorandone il pH.
Utilizzando l’acqua depurata per gli scarichi dei bagni si risparmia già il 50% dell’acqua potabile. Se a questo aggiungiamo il fatto che si usa per l’orto e si raccoglie anche l’acqua piovana, arriviamo a una condizione che sfiora l’autosufficienza idrica. Ciliegina sulla torta: una fontanella che eroga purissima acqua di fonte, solo da bere.
Cucina e orto
Oltre a una grande cucina comunitaria e ad un’immensa sala conviviale con tanto di forno a legna, Panta Rei dispone di un orto sinergico modello, disegnato a spirale e debitamente pacciamato con la paglia.
L’agricoltura sinergica è “più” biologica, si tratta di una tecnica che confina con la filosofia di vita, nella quale il coltivatore diventa un artista, un raffinato direttore d’orchestra. Le specie ortive sono alternate e combinate in base alle loro complementarietà per mantenere la fertilità del suolo sul lungo termine, preservarne l’umidità e la vita microbiologica e ridurre al massimo le operazioni di diserbo.
Tanto che dodici maestri italiani di agricoltura sinergica si sono riuniti qui come i dodici apostoli per scrivere a più mani
Agricoltura sinergica, appena pubblicato da Terra Nuova Edizioni, e stanno pensando di ampliare l’orto esistente realizzandone uno a ventiquattro mani, che rappresenti un’aula vivente per i loro corsi.
–
Libri:
–
Articoli correlati: