L’Italia ha la sua legge sugli ecoreati: il Senato ha approvato il ddl con 170 voti a favore, 20 contrari e 21 astenuti. Ma c’è chi obietta: «Rischia di trasformarsi in un salvacondotto» e «all’Ilva la faranno franca». Scarica il testo.
Il vicepresidente di Legambiente Stefano Ciafani esprime soddisfazione: «Dopo decenni di duro lavoro, il risultato è arrivato. Il primo pensiero va a chi ha combattuto le ecomafie e non può festeggiare assieme a noi perché ha perso la vita proprio in virtù di quell’impegno. Penso a Mimmo Beneventano, Natale De Grazia, Miran Hrovatin, Italia Alpi e Roberto Mancini. È anche grazie a loro che oggi l’Italia compie questa importante conquista di civiltà».
Legambiente, che con Libera e altre 23 associazioni aveva promosso un appello “In nome del popolo inquinato” per sostenere l’iter parlamentare della legge sugli ecoreati, ha festeggiato con un brindisi in piazza Navona, dove gli attivisti dell’associazione hanno srotolato uno striscione con la scritta “Dopo anni di battaglie gli ecoreati sono nel codice penale. Ecogiustizia è fatta!”.
L’ordinamento italiano d’ora in poi contempla ora le fattispecie di inquinamento ambientale, disastro ambientale, traffico e abbandono di materiale radioattivo, impedimento al controllo e omessa bonifica.
Ma c’è chi adombra perplessità. «Punisce solo se il disastro ambientale è cagionato abusivamente» ha detto il co-portavoce dei Verdi
Angelo Bonelli.
«La legge sugli ecoreati che sta per essere approvata contiene una norma, l’articolo 452 quater, che stabilisce che il reato di disastro ambientale è tale solo se “cagionato abusivamente”. Con questa norma, al contrario di quanto da te sostenuto, l’inchiesta “Ambiente Svenduto” sull’Ilva, e quindi il processo, non ci sarebbe mai stato – prosegue Bonelli – Non si potranno più svolgere i processi contro quelle grandi industrie che impunemente hanno inquinato e attentato alla salute dei cittadini, ma lo hanno fatto in nome di un’autorizzazione dello Stato e quindi non abusivamente, facendo dipendere l’esistenza del delitto da un intervento solo amministrativo quale è il rilascio di un’autorizzazione. In questo modo si protegge l’industria inquinante e si fermano i magistrati troppo zelanti! Oltre al disastro ambientale abusivo questa legge ha un altro punto debole: per essere considerato disastro, il deterioramento ambientale di aria, acqua deve essere misurabile e devono essere compromesse porzioni significative di suolo e sottosuolo. Senza dire, però cosa significa e come si misura. E quali sono le “porzioni significative” del suolo e del sottosuolo? Per chi attenta all’ambiente e alla salute dei cittadini, poi, è previsto il ravvedimento operoso con lo sconto della pena del 67 per cento. Ma, domando: perché il disastro ambientale per essere punito dalla legge deve essere abusivo? Esistono, forse, disastri ambientali non abusivi? Autorevoli magistrati, come Gianfranco Amendola e Maurizio Santoloci, da mesi stanno chiedendo, inascoltati, di modificare quelle norme. La legge sugli ecoreati è stata approvata alla camera il 5 maggio scorso grazie al voto favorevole del 95% dei deputati. Questa legge è stata votata anche da quei deputati che nel corso di questi anni hanno prodotto dure aggressioni alle normative ambientali del nostro Paese. Quel voto è, dal punto di vista politico, la prova provata che la norma sul disastro ambientale abusivo è quella che ha tranquillizzato tutti. O forse pensiamo che questa maggioranza all’improvviso si sia scoperta ecologista? Implicitamente il disastro ambientale abusivo è un salvacondotto penale: lo stesso, con diversa scrittura, che è stato concesso a chi gestisce l’Ilva di Taranto, città dove i bambini si ammalano di tumore per un +54% rispetto alla media nazionale».
Dello stesso parere Antonia Battaglia, Luciano Manna e Alessandro Marescotti di Peacelink.
«Il Ddl 1345, che introduce norme per i delitti contro l’ambiente nel codice penale, è diventato legge e già si vedono i suoi effetti negativi. Il primo impatto della nuova legge sugli Ecoreati sul procedimento penale per disastro ambientale è già stato evidenziato da alcune indiscrezioni giornalistiche secondo cui adesso ILVA avrebbe intenzione di rinunciare al patteggiamento. Ilva aveva infatti chiesto di patteggiare, riconoscendo la responsabilità del disastro ambientale. Ora invece sta prendendo tempo e sta valutando la legge sugli ecoreati. Perché dovrebbe riconoscere di aver causato un disastro ambientale in cambio di una riduzione della pena, quando le nuove norme possono offrire l’assoluzione a chi non inquina “abusivamente”? Ilva aveva le autorizzazioni in regola, questa è la linea difensiva. Quindi potrà scegliere la strategia che consiste nel sostenere: “Abbiamo inquinato non abusivamente”. Il perfetto tempismo di questa legge, che punisce il disastro ambientale se “cagionato abusivamente”, è tutt’altro che casuale. Arriva adesso, alla soglia dei rinvii a giudizio. Ricordiamo che rischiano il rinvio a giudizio politici eccellenti di Sel e del PD, ossia di quei partiti che hanno votato entusiasticamente la legge sugli ecoreati.Il testo di tale legge nella sua formulazione risulta talmente ambiguo da rappresentare de facto un condono ai grandi inquinatori attuali e potenziali. Esso mette a rischio i processi per disastro ambientale escludendo la possibilità per la magistratura di avviare nuove indagini sui delitti ambientali e di rimettere in discussione impianti inquinanti dotati di autorizzazioni ad operare o produrre. Questo accade attraverso l’inserimento dell’avverbio “abusivamente”, che, nell’articolo 452, sancisce il principio che un disastro ambientale è tale solo se “cagionato abusivamente”. Ovvero l’art. 452 dice che chiunque “abusivamente cagiona un disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni, costituendo disastro ambientale l’alterazione irreversibile dell’equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti particolarmente onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali; l’offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l’estensione della compromissione o dei suoi effetti lesivi ovvero per il numero delle persone offese o esposte a pericolo”. Un reato ambientale, secondo la norma, sarà tale solo se sarà stato compiuto al di fuori delle norme. Ma nel caso in cui uno stabilimento industriale, un inceneritore, una discarica o altro soggetto inquinante fossero provvisti di un’autorizzazione a produrre o a funzionare, non sarebbero abusivi e non potrebbero essere giudicati per disastro ambientale. La nuova legge, infatti, rappresenta uno scudo di impunità eccezionale in quanto sarà molto difficile immaginare impianti che funzionino senza una seppur minima autorizzazione amministrativa. L’Ilva sarà protetta dalla sua autorizzazione AIA, modificata, allungata a dismisura nei tempi. Un’AIA che è stata ulteriormente depotenziata dalla nuova legge pro-Ilva del 5 gennaio 2015, ma che sarà molto efficace nel proteggere lo stabilimento e i quadri dirigenziali, quali che siano le azioni che verranno compiute a discapito di cittadini, operai e ambiente. I partiti che hanno votato tale legge – dal PD, a SEL, al M5S e al Nuovo Centro Destra – a nostro parere portano la grave responsabilità di avere di fatto entrare a Taranto un cavallo di Troia, ossia una legge apparentemente positiva che però nasconde l’Ottava Norma Salva ILVA».
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