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I motori diesel alterano il dna

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Una scoperta sconcertante di un pool di ricercatori canadesi: le emissioni dei motori diesel hanno un impatto diretto sui geni. Così si spiegano anche asma, pressione alta e aritmie cardiache
Basta una breve esposizione ai fumi dei motori diesel e già si possono verificare mutazioni a livello di dna. Sono sufficienti appena due ore di per causare danni significativi, con 400 geni che variano la loro espressione, ‘spegnendosi’ o aumentando la produzione della proteina che codificano, con effetti a lungo termine al corpo umano. Lo dimostra uno  studio canadese della University of British Columbia (UBC), realizzato da un gruppo di ricercatori guidati da Chris Carlsten e pubblicato sulla rivista ‘Particle and Fibre Toxicology’.
Nel corso della ricerca, 16 volontari adulti non fumatori ma asmatici sono stati invitati a stare in una stanza chiusa. Hanno quindi respirato aria filtrata o scarico di motori diesel, con un inquinamento del livello di una strada a Pechino. L’impatto sull’organismo e’ stato molto più forte di quanto previsto dagli scienziati. “In poche ore – ha detto Carlsten – abbiamo osservato cambiamenti del sangue che potrebbero avere un impatto a lungo termine”. Secondo gli scienziati, infatti, l’esposizione a particolato altera un meccanismo chimico che influisce sul Dna umano.
Il prossimo passo dello studio, sottolineano gli autori, sarà capire come queste variazioni si riflettono sulla salute. ”Asma, pressione alta o aritmie cardiache possono essere semplicemente il risultato dell’accumulo di queste variazioni epigenetiche – spiega Chris Carlsten, uno degli autori -. Questo studio intanto ha dimostrato quanto sia vulnerabile il nostro Dna”.
E ha dimostrato quanto è nocivo il diesel. Sapevamo già dell’accresciuto rischio di infarto e ictus connesso agli inquinanti prodotti dai motori a gasoli, a causa della formazione di grumi e dell’aumento di attivazione di piastrine. E sapevamo del loro effetto cancerogeno, confermato dall’Agenzia di Ricerca internazionale sul Cancro (Iarc). Ma adesso il campanello di allarme suona sempre più forte. Cosa dire dell’Italia che la flotta di veicoli diesel fra le più numerose del vecchio continente?

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