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Il biologico diventerà meno sicuro?

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La domanda di prodotti biologici continua a crescere a ritmo impetuoso. La riforma del biologico europeo nel frattempo sembra ad una svolta e presenta dei rischi all’orizzonte. C’è bisogno di un ultimo sforzo da parte di tutte le organizzazioni. Ne abbiamo parlato con il presidente di Federbio
L’agricoltura biologica ha davvero il potenziale per trainare il Paese fuori dalla crisi, il mercato è maturo, la domanda cresce impetuosa, e il fatturato nel 2014 ha superato la quota dei 3,5 miliardi di euro, mentre all’orizzonte si profila una riforma europea che potrebbe rivoluzionare il funzionamento dei controlli e della certificazione. Ne abbiamo parlato con Paolo Carnemolla, presidente di Federbio, cercando di capire cosa dobbiamo aspettarci, e qual è lo stadio di avanzamento dei lavori in corso.
“Purtroppo abbiamo perso ormai più di un anno e mezzo a discutere di una proposta di riforma sbagliata, messa di fretta sul tavolo da una Commissione ormai in scadenza a marzo 2014. E anche il semestre di presidenza di turno italiano è servito a poco” ha spiegato Carnemolla. Risulta cioè chiaro che nessuna riforma è possibile senza un consenso ampio sia da parte delle organizzazioni del biologico europeo che dei Paesi che in UE contano davvero, Germania in primis. “Solo a metà giugno, allo scadere della presidenza di turno lituana” continua il presidente della federazione italiana “si è finalmente trovato un accordo che ha consentito di aprire un negoziato utile per una riforma che non sia uno stravolgimento dell’impianto normativo attuale ma una utile revisione su alcuni punti critici, in particolare il sistema di certificazione e le importazioni”. Il rischio, secondo gli esperti, è che la contemporanea introduzione della certificazione di gruppo, i cui parametri e procedure appaiono ancora assai incerti e critici, e l’ipotesi di eliminare l’obbligo della visita annuale obbligatoria per tutti gli operatori, comportino una complessiva riduzione delle garanzie e uno scadimento dell’immagine e dell’integrità su aspetti fino a ora peculiari del sistema di certificazione dei prodotti biologici.
Desta preoccupazione anche l’eventuale cancellazione delle soglie su eventuali residui chimici del prodotto bio, comprese nella legislazione italiana ma non in quella degli altri paesi. In un Regolamento che è legge per tutti i paesi membri secondo Vincenzo Vizioli, presidente di Aiab, avere regole diverse come, nel caso specifico, la presenza o meno di soglia, suona come uno svilimento del Regolamento stesso. “Per chi sceglie i prodotti bio, il cibo oltre che buono deve essere anche rispettoso dell’ambiente e della salute dei consumatori” ha spiegato Vizioli. “A questo punto diventa necessaria una revisione del sistema di controllo basata sulla valutazione del rischio. Le contaminazioni accidentali che comportano il declassamento del prodotto coltivato in bio dovrebbero prevedere il risarcimento dell’agricoltore danneggiato”.
Anche sulle regole per le importazioni si gioca una battaglia fondamentale, a tutela sia degli operatori che dei consumatori europei. “Ci auguriamo che su questi aspetti il governo italiano e le organizzazioni di settore rimangano compatte e determinate nel volere una normativa migliore di quella attuale” chiosa il presidente di Federbio. “In un momento in cui il mercato sta crescendo a ritmi vertiginosi non potremmo certo permettercelo”.

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