Un appello de La Via Campesina richiama alla mobilitazione in vista della Cop 21: l’unica soluzione alla crisi climatica sono l’agricoltura contadina e la sovranità alimentare.
I grandi preparatavi e la lunga serie di incontri collaterali con cui Parigi si prepara ad accogliere la Cop 21, vertice Onu sui cambiamenti climatici che si terrà nella capitale francese a dicembre, non riescono ad offuscare i dubbi di chi vede nell’incontro l’ennesimo fallimentare tentativo di fronte all’impellenza della crisi climatica. Troppi summmit si sono susseguiti da quel primo Vertice della Terra che si svolse a Rio nel 1992 e poi a Kyoto del 1997, in cui veniva adottato l’omonimo trattato, senza che i paesi più industrializzati si impegnassero concretamente affinché l’obiettivo di limitare le emissioni di gas serra venisse realmente raggiunto. Nonostante il recente accordo tra i due principali Stati inquinanti, Usa e Cina, che si sono detti disponibili a limitare le proprie emissioni di carbonio, a farla da padroni sono pur sempre le grandi corporation, che anche in questo caso non si lasciano sfuggire la loro opportunità di guadagno. La limitazione delle emissioni di cui parlano Usa e Cina è infatti quella che si basa essenzialmente sul mercato del carbonio, uno strumento che si presenta come mezzo per limitare le emissioni, ma che si traduce nella quotazione monetaria delle stesse. Secondo questo meccanismo ogni “quota di emissione” di gas serra permette ai singoli Paesi di rilasciare una tonnellata di biossido di carbonio equivalente per un periodo determinato. Gli Stati possono vendere le quote eccedenti nel caso in cui siano emettitori di un livello inferiore a quello consentito, permettendo così al Paese acquirente di avere a disposizione un margine maggiore di emissioni. E’ facile comprendere come questo possa destare forti dubbi. Il mercato del carbonio apre poi la strada ad altri meccanismi a dir poco ambigui, come quello del programma REDD+, che prevede per i Paesi che non riescono a limitare l’inquinamento nei livelli consentiti di ovviare piantando alberi in zone incontaminate e fuori da ogni controllo, mettendo così a rischio la biodiversità e la sopravvivenza delle popolazioni indigene che vi abitano.
Queste proposte sono quelle che La Via Campesina, rete internazionale di piccoli agricoltori, che raggruppa più di 150 organizzazioni contadine in tutto il mondo, addita come “false soluzioni”, che non fanno che peggiorare le condizioni di vita delle comunità rurali.
“Invece di limitare le emissioni, hanno creato mercati artificiali e opportunità per i più grandi inquinatori per continuare a inquinare e fare ben poco per ridurre gli effetti sui cambiamenti del clima” si legge nel comunicato dell’organizzazione diffuso qualche giorno fa.
I piccoli agricoltori che producono l’80 per cento del cibo consumato nei Paesi non industrializzati, i più popolosi, sono anche quelli che subiscono maggiormente i danni delle sempre più numerose calamità che si scatenano a causa del clima malato, quali siccità, uragani, inondazioni, smottamenti.
Secondo i dati dell’Internal Displacement Monitoring Centre, nel solo 2014 i rifugiati per cause ambientali sono stati 19 milioni, di cui circa l’85% in territorio asiatico.
Le soluzioni adottate dai rappresentanti del summit rischiano quindi di essere del tutto insufficienti a raggiungere l’obiettivo di limitare di 2 gradi il riscaldamento climatico entro il 2020, come l’impegno di diminuire le rispettive emissioni da parte dei 195 paesi che ne fanno parte.
E’ per questo che La Via Campesina lancia un appello rivolto a tutti i movimenti e le organizzazioni della società civile globale per mobilitarsi e andare a Parigi in gran numero e anche con azioni decentrate, per dimostrare che “la Sovranità Alimentare, basata sull’agroecologia contadina, le conoscenze tradizionali, la selezione, il salvataggio e la condivisione di semi adottivi locali, il controllo sulle nostre terre, la biodiversità, le acque, e i territori è la vera, valida, e giusta soluzione a una crisi climatica globale causata in gran parte dalle multinazionali”.
Per adesioni e informazioni
Contatti:
[Francese ] Josie Riffaud /
josieriffaud@yahoo.fr/ 33.5.56.23.65.09 / Confédération Paysanne (France), LVC International Environmental and Climate Justice Collective;
[Spagnolo] Edgardo Garcia /
edgardogarcia2007@yahoo.es/ 505.888.72973 / Asociación de Trabajadores del Campo (Nicaragua), LVC International Climate and Environmental Justice Collective;
[Inglese e Spagnolo] Carlos Marentes /
cmarentess@gmail.com/
1.915.873.8933/ Border Farm Workers Project – Unión de Trabajadores Agricolas Fronterizos (U.S.A.), LVC International Climate and Environmental Justice Collective.
Date importanti da ricordare:
Novembre 28-/29 – Inizio della Mobilitazione di massa per la Giustizia Climatica;
Novembre 29 – Mobilitazioni Globali Decentrate per la Giustizia Climatica ;
Dicembre 5/6]ì – Villaggio Globale / Fiera Alternativa Popolare;
Dicembre 9 – “Giornata dell’Agricoltura Contadina e della Sovranità Alimentare”;
Dicembre 12 – “L’Ultima Parola” Mobilitazione di massa per la Giustizia Climatica .