Partiamo dalla legge che ha ratificato il decreto Sblocca Italia. I critici, tra cui il Wwf, sostengono che di fatto così si dà il via libera a trivellazioni e incenerimento dei rifiuti. Quali misure sono dunque previste su questi fronti?
“Alle trivellazioni viene dato un carattere strategico di interesse nazionale, sin dalle prime battute. Anche un bambino capisce che è come concedere a questo genere di attività una sorta di salvacondotto. Dare un salvacondotto di questa portata offende l’intelligenza di tantissimi italiani, che sanno benissimo come il nostro paese sia tra i più belli al mondo, fragilissimo e molto popoloso. Ma ancora di più, prende in giro la gente. Gli idrocarburi liquidi e gassosi non sono di fatto risorse strategiche, sia per la esiguità degli stessi, che per la qualità. E poi in quante lingue bisogna dirlo che gli idrocarburi sono il passato? Un passato che ci sta lasciando un conto da pagare salatissimo con i cambiamenti climatici. Si pensi che oggi l’allarme lo dà anche il Fondo Monetario Internazionale, che stima un esborso pari a 1.900 miliardi di dollari l’anno nel mondo, nel rapporto “Energy subsidy reform: lessons and implications 2013”, tra incentivi ed esternalità negative provocate dalle energie fossili. Le risorse strategiche dell’Italia sono il suo territorio, la sua cultura e bellezza e i tanti giovani laureati. In campo energetico, il futuro si chiama efficienza, che con le ristrutturazioni immobiliari creerebbe un notevole slancio al comparto edilizio a consumo zero del territorio, e naturalmente innovazione tecnologica ed energie rinnovabili attraverso una pianificazione attenta dei territori. Per gli inceneritori possiamo dire che mentre il mondo va verso il riciclaggio e i rifiuti zero, con la creazione di moltissimi posti di lavoro, l’Italia va verso gli inceneritori, cancellando la stessa legge di Lavoisier (“nulla si crea e nulla si distrugge, tutto si trasforma”; tra le “trasformazioni” che ci regalano detti impianti ricordiamo le micidiali nano particelle e le ceneri che restano, altamente tossiche).
Una deriva dunque ineluttabile?
“Se l’Italia che governa decide che deve raschiare il fondo del barile per favorire i pochi a discapito dei molti, qualsiasi ragionamento intelligente, elementare e di buon senso sarà lettera morta, così come la politica che dicono di rappresentare”.
Quali sono i rischi di queste scelte?
“Il primo viaggia di pari passo con la crisi economica ed è la sfiducia verso la politica, che sempre meno è all’altezza di rappresentare una nazione sostanzialmente colta. Poi saranno sempre più presenti i conflitti a difesa dei territori. Oggi un cittadino che non vive nei centri urbani di grandi città, oltre alla crisi economica, deve preoccuparsi che dietro casa sua non nasca un inceneritore, o una trivella, un incubo”.
Cosa possono fare cittadini e associazioni? Come mobilitarsi?
“Le strade sono molteplici, si parte dalla conoscenza del problema, al fine di dare risposte sensate, poichè la denigrazione sarà comunque dietro l’angolo, passando per la capacità di abbandonare questo crescente egoismo provinciale, che frammenta e depotenzia le istanze. Bisogna saper guardare l’obbiettivo e unirsi su quello, fare squadra nel rispetto delle singole diversità. Parlare alla politica, in maniera univoca. Come membro di un’associazione storica, il Wwf, posso dire che è il nostro pane quotidiano. L’auspicio è che lo diventi per tutti, poichè tutti abbiamo un importante appuntamento nei confronti delle generazioni future, ma anche con il saper essere collettività, altro è la barbarie. L’Italia è sicuramente unita dalla bellezza, da nord a sud. Difendiamola, uniti possiamo”.