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Smog: occhi puntati sull’agricoltura!

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Agricoltura e allevamenti sono il larga misura responsabili dell’inquinamento dell’aria, che ogni anno in Europa miete oltre 400 mila vittime. A Strasburgo si decide sui nuovi tetti delle emissioni dei singoli Stati. Dalla corretta gestione agricola enormi benefici. 
Ridurre l’inquinamento si può e si deve. All’assemblea plenaria di Strasburgo l’Europarlamento in queste ore è chiamato a esprimersi sulle nuove regole per limitare l’inquinamento dell’aria in Europa. Secondo i dati Ocse ogni anno nel continente ci sono oltre quattrocentomila morti e fra i 330 e i 940 miliardi di euro in termini di costi per la salute.
Le regole all’attenzione della politica sono quelle sui tetti nazionali delle emissioni (NEC), in particolare per anidride solforosa (SO2), ossidi di azoto (NOX) in cui incidono molto i motori diesel, composti organici volatili non metanici, micropolveri sottili (Pm 2.5), ma anche ammoniaca e metano.
Occhi puntati sul settore agricolo che incide in grande misura sull’inquinamento dell’aria. “Esentare il settore agricolo dai target dell’inquinamento dell’aria è scandaloso e una grave negligenza” ha commentato Louise Duprez di EEB, che riunisce 140 organizzazioni ambientaliste in Europa, fra cui l’italiana Legambiente. “L’agricoltura è responsabile di oltre il 90% delle emissioni di ammoniaca e della metà di quelle di metano, e negli ultimi anni ha ottenuto riduzioni minime, anche se soluzioni disponibili esistono” rincara Anne Stauffer, vicedirettore di ‘Health and Environment Alliance (Heal), una maxi-coalizione di otto associazioni europee, dagli ambientalisti ai malati di allergie.
Secondo dati dell’Ocse del 2015, l’Italia è fra i Paesi Ue che paga di più i danni provocati dall’inquinamento dell’aria in termini di Pil (oltre il 4%), dopo Ungheria, Grecia, Repubblica Ceca, Slovacchia e Polonia.

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