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In Paraguay, dalla scuola verso la campagna

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Giulia Lepori e Michal Krawczyk, lei linguista, lui antropologo. Sono partiti a fine gennaio 2016 per un viaggio in Sud America. Al progetto, che avevano raccontato anticipandolo a Terra Nuova, hanno dato il nome di Echoes of Ecologies, quattro mesi di ricerca indipendente. Giulia e Michal proseguono nel loro racconto ai lettori di Terra Nuova, passando in questa “quarta puntata” in Paraguay.
Echoes of Ecologies numero quattro comincia dalla prima tappa in Paraguay quando, con quasi due mesi e due nazioni alle spalle, ci siamo stabiliti nel noto centro artistico e artigianale di Areguá. Lì abbiamo conosciuto e partecipato alla vita della BioEscuela Popular El Cántaro. La seconda scuola del nostro progetto nasce per supportare il lavoro di riscatto di arte indigena e popolare dell’omonima galleria Almacén de Arte El Cántaro e propone appunto l’insegnamento di arti e mestieri. Si chiama Bio perché Joe e Gustavo l’hanno pensata e costruita secondo i principi dell’architettura sostenibile e perché attraverso l’istruzione artistica si impegnano a comunicare anche la sensibilità ambientale – convinti, come noi, che il rispetto tra gli uomini e per la natura passi prima di tutto per l’educazione. Per incontrarli da vicino, leggete la loro storia sul nostro blog (echoesofecologies.noblogs.org).
Successivamente ci siamo spostati nella jungla della capitale per trascorre il momento pasquale. In un periodo di maggiore tranquillità e lentezza, siamo comunque riusciti a realizzare due proposte: conoscere l’organizzazione Conamuri (Coordinadora Nacional de Mujeres Trabajadoras Rurales e Indígenas) e la comunità contadina 15 de Agosto. La prima visita è avvenuta, in maniera informale, durante una fiera agroecologica in cui Bernarda Pesoa ci ha spiegato le lotte e conquiste delle donne lavoratrici e indigene negli ultimi vent’anni. La seconda è stato il nostro giorno di Pasqua assieme ai volontari dell’associazione Mercadito Campesino, di cui siamo stati ospiti. Le loro case settimanalmente si trasformano in punti vendita di prodotti agro-alimentari provenienti dal “campo”. Quest’azione di mediazione cittadina non esiste solo per ragioni economiche, ma soprattutto per riscattare ed appoggiare la categoria sociale del “campesino”. Le loro attività sono affiancate dal collettivo cine-fotografico Tierra Adentro, che si occupa di arricchire la qualità informativa e creare un maggior contatto tra produttore–consumatore, reiterando la stretta interazione tra ecologia e mezzi di comunicazione eticamente interessati.
Anche se da un paio di giorni ci troviamo in Bolivia, vi lasciamo ancora a metà tragitto paraguayano accompagnati dalla bevanda tipica, il terere, e il cibo di strada più diffuso, la chipa… vi suggeriamo di scoprirne tutte le forme ed i nomi, nel caso voleste fare un salto! Grazie e alla prossima.
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