Nel canto del fuoco
In quella stagione il fuoco era troppo caldo, ma l’inverno invece non riscaldava abbastanza, ti bruciava il viso ma avevi le natiche ghiacciate, bisognava girarsi, come si gira la carne fritta in padella.
Dai lati del focolare c’erano due buchi con sopra una griglia: si metteva la brace nei buchi, così si poteva cuocere la roba pian piano, o tenerla calda. Nella parte bassa del focolare c’era una specie di cassetta, e lì si mettevano i panni per levare l’umido di dosso.
Dopo cena la famiglia si radunava intorno al fuoco, particolarmente d’inverno perché faceva buio presto, fuori non si poteva lavorare. Prima di andare a letto mia mamma preparava i «preti». Il prete era un’intelaiatura di legno alla quale si agganciava in mezzo uno scaldino di ferro pieno di brace dal fuoco. La brace si copriva con un po’ di cenere, così non c’era il rischio di scintille. Poi lo si metteva dentro il letto per riscaldarlo. Al momento di coricarsi si levava il prete, e ci s’infilava dentro il letto. Anche se le camere erano ghiacce, nel letto c’era un bel calduccio. I materassi erano riempiti di foglie di granturco perché quelli con le piume erano considerati un lusso. I nostri erano pieni di grumi, ma ci si dormiva bene lo stesso.
Prima della guerra non avevamo la luce elettrica. Il fuoco dava un po’ di luce, e poi c’erano le lampade a petrolio o a acetilene. Per andare in camera si prendeva un lume a olio. Lo si teneva agganciato alla mensola del camino. Dava poca luce, ma bastava per togliere il prete e mettersi a letto. Non ci si spogliava mica, si levavano solo gli zoccoli. Poi si doveva spegnere subito il lume, se no consumava troppo olio.
Ora siamo abituati alla luce elettrica e non si potrebbe farne a meno, ma allora eravamo abituati a muoverci al buio. Spesso andavo a letto senza lume, sapevo salire le scale e andare in camera al buio completo, sapevo dov’era il letto, dov’era la seggiola. Se dovessi mai diventare cieco mi arrangerei benissimo!
tratto da:
Attraverso gli occhi di un contadino una preziosa raccolta di memorie che ci regala il ricordo più autentico della civiltà contadina
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