Expo si concluderà ad ottobre. Paola, contadina veneta, commenta: «Mentre c’è Expo noi siamo nei campi, dopo Expo continueremo ad essere nei campi». Finita la festa, le solenni dichiarazioni e distribuiti i denari, tornerà la calma.
C’è chi semina… e chi raccoglie
Expo si concluderà ad ottobre. Paola, contadina veneta, commenta: «Mentre c’è Expo noi siamo nei campi, dopo Expo continueremo ad essere nei campi». Finita la festa, le solenni dichiarazioni e distribuiti i denari, tornerà la calma.
Si mieterà perfino il il «Wheatfield» nel quartiere Porta Nuova al centro di Milano. Su cinque ettari di terra riportata e cinquanta quintali di concime, a fine febbraio i trattori di Confagricoltura hanno seminato 1250 chili di grano duro «Odisseo». I cittadini sono stati invitati a partecipare alla semina in un angolo del campo, hanno ricevuto una coppetta in materiale ecologico con una manciata di semi, da mettere pochi alla volta in buche scavate con un bastone di legno. Tecnica insensata e didatticamente fuorviante, ma l’importante è l’immagine. Un poco incrinata dallo sconcerto di una madre, dopo aver letto sui sacchi che la semente risultava conciata con prodotti tossici, e comica la risposta: erano nel sacco sbagliato (cioè questi no, ma tutti gli altri sì).
Sembra che i cittadini siano stati invitati anche alle varie fasi della coltivazione, comprese mietitura e trebbiatura, sarà interessante vedere in che modo. Ma chi ha promosso questo spot modello Expo?
Oltre al Comune di Milano e all’imprenditoriale Confagricoltura, protagoniste sono state le filantropiche Fondazioni Trussardi e Catella. Oltre alla filantropia, Manfredi Catella è a capo della Hines Italia sgr e come si legge sul sito milanoisola.it: «C’è grano e… grano. C’è chi semina e chi raccoglie. Mentre Milano era tutta intenta a discutere dell’opportunità o meno di seminare un campo di grano in mezzo ai grattacieli, Catella metteva a segno l’affare perfetto: la vendita in blocco di tutta l’area agli emiri del Qatar. Il marketing della Hines ha fatto un grande lavoro. A due giorni dall’annuncio ufficiale è riuscita a catalizzare nel cantiere del parco tanti piccoli contadini in erba: famiglie con i bambini e tanti curiosi hanno animato Wheatfield, destinato a riempire durante il periodo di Expo il vuoto lasciato dal cantiere della Biblioteca degli Alberi, che doveva essere pronta ora ma che si è inceppato a causa di problemi emersi nel corso della bonifica del terreno – a quanto pare il sito era più inquinato di quanto si pensasse in origine».
Insomma, un campo di grano a fare da giardino al grande affare immobiliare di Porta Nuova. Ma la Fondazione fa sapere che «prima di decidere come utilizzare lo spazio siamo andati a chiedere agli abitanti quali elementi volessero cambiare, e come. Da qui la scelta di Wheatfield, un’installazione in linea con i valori di Expo: curare la terra, integrarla nella vita quotidiana» e lanciando, così dicono, la prima «Smart Community» di Milano.
In un’area sarà inoltre allestito un giardino condiviso: un grande prato, un orto di 100 metri quadri e un parco per bambini, gestiti da ADA Stecca e dalla comunità del quartiere Isola, una variegata e vitale rete di associazioni attive anche sui temi della terra, come gli «orti della bovisasca» e l’Orto condiviso del Politecnico, il giardino Lunetta e i percorsi sull’economia solidale, sovranità alimentare e consumo critico «per creare reti solidali che rideterminano i territori, liberandoli dalla morsa dell’agroindustria». Cittadini giocati come comparse, cittadini solidali e critici, cittadini e Fondazione Catella insieme nel Distretto Urbano «nell’interesse comune dello sviluppo sociale del territorio» (!).
Cittadini protagonisti e cittadini confusi?
–
Articoli correlati: