In questi anni hanno prevalso i messaggi sugli effetti dannosi dell’esposizione ai raggi UV, ma la ricerca ha anche dimostrato gli immensi benefici. Il buon senso e una corretta informazione ci permettono di uscire dall’empasse.
Luglio e agosto sono i mesi delle vacanze e del sole. Pronti a goderne? Però c’è sempre quel monito che arriva da ogni dove e rischia di farci stare in ansia: attenzione al sole, fa male… Ma è vero? Il sole fa bene o fa male? Siamo, oggi più che mai, di fronte ad una dicotomia della scienza che spesso confonde la gente con il rischio che prevalgano solo i toni allarmistici o quelli utili ai fini commerciali. La maggior parte dei messaggi delle autorità sanitarie negli ultimi anni si è concentrata sui rischi dell’eccessiva esposizione ai raggi solari. Le radiazioni UVA (il 95-97% di tutte le radiazioni UV che raggiungono la superficie terrestre) penetrano in profondità nella pelle, quelle UVB possono causare le bruciature ed entrambe sono state indicate non solo come causa di invecchiamento della pelle, ma anche come agente che favorisce i tumori dell’epidermide. Eppure, come spiega il nutrizionista Nathaniel Mead su Environmental Health Perspective(1), l’eccessiva esposizione ai raggi UV è causa presunta di solo lo 0,1% del totale delle malattie riferite all’indice DALY, che misura quanto l’aspettativa di vita sana di una persona sia ridotta da morte prematura o disabilità causata da patologia, stando ai dati forniti dal rapporto dell’OMS Global burden of disease due to ultraviolet radiation(2). Uno dei co-autori del rapporto, Robyn Lucas, un epidemiologo del National centre for epidemiology and population health di Canberra in Australia, ha spiegato che molti dei problemi legati all’eccessiva esposizione tendono ad essere benigni, con l’unica eccezione del melanoma maligno, e si manifestano in tarda età con un lungo intervallo di tempo tra l’esposizione e la comparsa. D’altro canto invece, lo stesso rapporto dell’OMS sottolinea come un numero estremamente maggiore di malattie sia dovuto, sempre secondo il DALY, ad un livello molto basso di esposizione ai raggi UV, per esempio patologie del sistema muscoloscheletrico, diverse malattie autoimmuni e cancri maligni.
Sconcertanti i dati pubblicati sulla rivista medica Cancer nel 2002 da William Grant (potete scaricare la versione integrale dell’articolo dall’allegato Pdf), secondo cui «all’incirca 23.600 americani sono morti ogni anno tra il 1970 e il 1994 a causa di tumori maligni associati ad una insufficiente esposizione ai raggi UVB», mortalità che «potrebbe essere ridotta in modo significativo aumentando l’esposizione o l’integrazione di vitamina D», benché auspichi «che tali dati, non definitivi, gettino le basi per ulteriori studi che approfondiscano e chiariscano la questione».
Alcuni affermano che i benefici dell’esposizione solare sono maggiori dei rischi, i quali possono essere minimizzati gestendo oculatamente l’esposizione al sole (per esempio evitando le scottature) e adeguando l’alimentazione. Il dibattito dunque si concentra sulla difficoltà di fare passare un messaggio equilibrato che sia in grado di spiegare per bene i pro e i contro, messaggio che va individualizzato e non può non tener conto delle differenze tra i tipi di pelle, dell’età, della zona geografica.
Usiamo dunque il buon senso, ottima medicina preventiva!
Non perdete il numero di luglio/agosto di Terra Nuova, troverete un servizio completo sull’argomento.