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Una casa balle di paglia: bella, economica, ecologica

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Muri in balle di paglia, tetto ventilato e pannelli solari: un tris importante per realizzare abitazioni ecologiche a basso consumo. L’esperienza di Casa Coppo sulle colline torinesi da un articolo tratto dal mensile Terra Nuova pubblicato nel 2010.

Una casa balle di paglia: bella, economica, ecologica

C’è una casa coi muri di paglia sulla collina di Torino. È uno stabile di circa 140 metri quadrati abitabili distribuiti su due piani (più altri 70 di seminterrato) con vista panoramica sui ghiacciai del Monte Rosa, a venti minuti d’auto dal centro della città. Dall’inizio dell’anno ci vive la famiglia Coppo: Marco, 45 anni, insegnante di Reiki; la moglie Anna, impiegata nel settore della formazione e un figlio di quattro anni. Possiede tutti i comfort di un’abitazione tradizionale, ha analoghe prospettive di durata, è altrettanto solida e in grado di resistere al fuoco. Però è costata molto meno di un edificio in mattoni, e soprattutto le bollette di luce e riscaldamento sono assolutamente irrisorie. Merito dei materiali naturali impiegati nella costruzione, ai quali si affianca lo sfruttamento dell’energia solare.
Spigoli stondati e intonaco di terra
La casa di paglia dei Coppo è a Sciolze, frazione Tetti Borca. Si distingue dalle ville (tante) e dai pochi rustici perlopiù abbandonati della zona, solo perché i muri esterni hanno spigoli un po’ stondati, più morbidi rispetto a quelli squadrati a 90 gradi esatti che sono propri degli stabili tirati su con mattoni e cemento. L’intonaco steso sulle balle di paglia è tinteggiato di giallino, come vuole la tradizione piemontese, e all’ufficio tecnico comunale non hanno fatto una piega di fronte al progetto di uno stabile così lontano dagli schemi abituali: «Che i muri fossero di mattoni o di balle di paglia, al municipio non importava assolutamente niente», garantisce Marco Coppo.
All’idea di impiegare la paglia, i Coppo sono arrivati per gradi. Il punto di partenza era solo di possedere una casa appena fuori dalla città, edificata con i criteri della bioedilizia e il più possibile autosufficiente dal punto di vista energetico. «Ma il mio concetto di bioedilizia era ancor più rigoroso di quello dell’architetto, e così…».
700 balle per casa
A metà giugno 2009 si è avviato il cantiere. Innanzitutto la demolizione dell’edificio preesistente (un deposito per attrezzi agricoli assolutamente irrecuperabile), poi lo scavo delle fondazioni, l’unica parte della casa di paglia in cui è stato indispensabile fare delle concessioni al calcestruzzo e all’edilizia tradizionale.
A questo punto è cominciata la parte più entusiasmante: la costruzione dei muri di paglia attorno ai telai portanti in legno realizzati da un carpentiere. «Settecento balle di paglia acquistate a Rivoli, dall’altra parte della cintura di Torino» descrive Coppo. «Non è stato facile trovarle: ormai i contadini fanno solo rotoballe, ho dovuto rivolgermi ad un’azienda che affitta le balle di paglia in occasioni di gare sportive e manifestazioni equestri. Paglia dell’anno prima, bella secca e a media pressatura».
Le pareti sono venute su in due soli weekend, senza bisogno di muratori: per collocare le balle una sull’altra attorno ai telai in legno sono bastati gli amici e gli amici degli amici, una ventina di persone in tutto. E, giura Marco Coppo, è stata un’opera corale e gaia. «Entusiasmante» descrive. «La paglia mette allegria, veder crescere così rapidamente i muri dà una sorta di esaltazione».
La più vecchia ha 130 anni
Per il tetto e gli impianti è stato indispensabile ricorrere agli stessi artigiani che, in una casa «normale», si occupano di tegole, cavi elettrici, tubature dell’acqua, intonaci e pavimenti, «anche se molte cose le ho fatte io con le mie mani» tiene a sottolineare Coppo «e col senno del poi avrei potuto farne anche molte altre:  ho scoperto ad esempio che posare le piastrelle non è così difficile».
L’idea di abitare fra pareti di paglia può sembrare bizzarra: dureranno?
E non prenderanno mica fuoco?
La tecnica però è solo relativamente nuova: negli Stati Uniti esiste una casa di paglia vecchia di 130 anni, e tuttora solidamente in piedi. Per  quanto riguarda il pericolo d’incendio, la paglia situata all’interno dei muri è completamente rivestita dall’intonaco: non ce n’è un solo frammento a diretto contatto con l’atmosfera. E poi «la paglia brucia, ma le balle di paglia pressata no: sarebbe come cercare di dar fuoco all’elenco telefonico con l’accendino» riassume Coppo.
Sicura ed economica
Dunque, una casa di paglia è sicura come una casa di mattoni. Ma la materia prima costa molto meno. E inoltre offre un ottimo isolamento termico. Infatti per scaldare la casa dei Coppo è sufficiente un impianto solare termico in grado di portare a 40-42 gradi l’acqua che circola nel riscaldamento a parete. Il clima di Torino non è esattamente come quello di Palermo, «eppure nelle giornate invernali limpide e soleggiate la casa è tiepida e accogliente fino al tramonto anche senza accendere il riscaldamento».
L’impianto solare termico fornisce acqua calda a bagno, cucina, lavastoviglie e lavatrice. «I serramenti di una casa passiva, in grado di eliminare ogni dispersione di calore, costano un occhio della testa: ma la coibentazione offerta dalla paglia è così buona che qui a casa mia bastano finestre con normalissimi doppi vetri» illustra Coppo. C’è comunque un camino a legna, «il più piccolo in commercio, da appena mille euro», per contribuire a scaldare l’acqua in caso di ripetuti giorni nuvolosi. Anche l’energia elettrica è ricavata dal sole: sul tetto c’è un impianto fotovoltaico da 1,6 kW, «e er noi è sufficiente».
Niente garage sotto casa
Al pianterreno la casa di paglia ha la cucina, un piccolo bagno e un ampio soggiorno con finestre che guardano a Sud. Al primo piano le camere da letto e un altro bagno. L’ampia cantina serve soprattutto come dispensa: «Facciamo parte di un Gas, gruppo di acquisto solidale, e le provviste arrivano tutte insieme, in grandi quantità e a lunghi intervalli». Attorno ci sono un giardino pianeggiante ed un boschetto abbarbicato a una scarpata: è stato ripulito dalle infestanti e vi sono stati piantati anche li e castagni. A fianco della casa, una tettoia per la legna e per le auto: «Niente garage sotto la casa, contrasta con i principi della bioedilizia».
Non una sola auto ma due, una per Marco Coppo e una per la moglie, dato che abitano fuori città, in un luogo non servito da mezzi di trasporto pubblico. «Sì, la necessità di due auto è l’unica controindicazione di questa scelta. Ne abbiamo acquistata una per l’uso quotidiano a metano, affinché abbia il minore impatto ambientale possibile, e teniamo quella vecchia per riserva. Ma tanto non facciamo vita da pendolari: lavoriamo perlopiù da casa, via computer e internet, e col Gas anche la spesa arriva a domicilio».
1100 euro al metro quadro
La casa in paglia dei Coppo è costata 1100 euro circa al metro quadrato, acquisto del terreno a parte. Circa 2.000 euro sono stati spesi per acquistare le 700 balle di paglia utilizzate per costruire le pareti. L’impianto fotovoltaico assicura energia elettrica a costo zero. Grazie alle proprietà isolanti della paglia e all’impianto solare termico, il costo del riscaldamento è di appena 120 euro l’anno. Le sole bollette da pagare sono quelle del gas metano per cucinare e dell’acqua potabile. C’è un sistema di raccolta delle acque piovane, che vengono impiegate per annaffiare il giardino.
Scheda tecnica
La casa dei Coppo impiega il calcestruzzo e le tecniche dell’edilizia convenzionale solo nelle fondazioni. Le case di paglia possono anche avere muri portanti, senza bisogno di fondazioni, ma nel caso specifico la scelta era obbligata, racconta Marco Coppo, dal momento che l’edificio si trova sul fianco scosceso di una collina. «Non avrei proprio saputo pensare una soluzione diversa. Inoltre, dato il terreno che avevamo a disposizione, era indispensabile distribuire lo spazio abitabile su due piani. E muri portanti in paglia alti due piani sono tecnicamente fattibili, ma molto più complessi. Infine ci serviva la cantina, sia per immagazzinare le scorte di acquisti che arrivano attraverso il Gas sia per il serbatoio da 800 litri dell’impianto di riscaldamento». La struttura portante dell’edificio è in legno e dal punto di vista della burocrazia si tratta appunto di una casa in legno tamponata in paglia.
Il tetto è ventilato, una tipologia ormai molto comune che serve per mantenere l’edificio fresco durante l’estate. È costruito in modo che il calore  ossa uscire e non rimanga intrappolato all’interno. La differenza rispetto agli edifici tradizionali sta nel tipo di coibentazione, formata da paglia e legno e  completata da un telo «freno al vapore» per impermeabilizzare l’edificio lasciandolo contemporaneamente respirare.
I muri di paglia sono ricoperti da un cannicciato e da una rete in fibra di vetro che impedisce il passaggio dei topi e funge da sostegno all’intonaco. Quest’ultimo, spesso 5 centimetri, è realizzato con calce idraulica. È finito «a scialbo», cioè tinteggiato con una mistura di calce, terra naturale e sabbia. I pavimenti sono in cotto naturale impregnato con oli vegetali ed incollato con colla naturale a base di calce.
Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Marzo 2010.

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