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Si agli ogm, no all’omeopatia

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La burocrazia ministeriale che rischia di mettere in ginocchio l’omeopatia e il nulla osta al mais ogm da Bruxelles: due temi di estrema attualità nell’editoriale della rivista Terra Nuova Gennaio 2014.

Si agli ogm, no all’omeopatia

Sono 11 milioni gli italiani che ne fanno uso, 20 mila i medici che li prescrivono, 30 milioni le confezioni vendute ogni anno, 4000 i posti di lavoro che gravitano attorno alla produzione e alla vendita dei rimedi omeopatici.
Se ai dati macroeconomici si aggiunge il fatto che si tratta di medicamenti del tutto privi di controindicazioni, è difficile comprendere l’accanimento con cui la burocrazia ministeriale rischia di mettere in ginocchio uno dei settori più innovativi e dinamici dell’industria farmaceutica italiana.
Il tutto a causa di un’arbitraria interpretazione di una direttiva europea alla quale l’Italia si è uniformata senza accogliere la procedura semplificativa prevista, così come ha fatto la maggior parte degli altri paesi europei.
Di contro, mentre si fa tanto parlare di agricoltura pulita, alimenti di qualità e riscoperta delle antiche varietà, da Bruxelles arriva il nulla osta da parte del collegio dei commissari europei a favore della coltivazione del mais ogm PioneerDuPont 1507. Una coltura già sotto i riflettori per i danni agli insetti utili e per aver incoraggiato l’uso dilagante di glufosinato, un erbicida così tossico da obbligare l’Ue a impostare un piano per la sua graduale eliminazione entro il 2017.
Da una parte, quindi, si richiedono controlli più severi per i rimedi omeopatici che, come è noto, contengono solo principi attivi di origine naturale, tra l’altro in una diluizione talmente elevata da non essere più rilevabili con l’analisi chimica; dall’altra invece, si spalancano le porte alla creazione di organismi geneticamente modificati che oltre a contaminare in modo irreversibile colture e terreni, producono alimenti di qualità scadente, se non addirittura tossici.
Due pesi e due misure, due casi palesi di lesa libertà. Il recepimento restrittivo della direttiva sull’omeopatia rischia di mettere in discussione il diritto alla libertà di scelta terapeutica, mentre l’autorizzazione del mais ogm 1507 riduce la libertà di scelta alimentare, essendo oramai provata l’impossibilità di coesistenza tra colture ogm e non ogm, come ha recentemente dimostrato la grave contaminazione avvenuta in Friuli.
Su questi due temi, a cominciare dall’omeopatia, chiediamo un impegno concreto ai nostri lettori: sottoscrivete la petizione che trovate all’indirizzo omeopatia.terranuovaedizioni.it, attaccate il poster pubblicato al centro del giornale al lavoro, presso il negozio bio dove vi servite e in ogni altro luogo che ritenete opportuno.
La libertà di cura non è negoziabile e una medicina a misura d’uomo, donna e bambino è un diritto inviolabile.
Editoriale tratto dal mensile Terra Nuova Gennaio 2013.
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