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16 metri quadrati al secondo

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Ogni secondo 16 metri quadrati di boschi, orti o colture agricole vengono ricoperti di cemento per essere convertiti in parcheggi, nuovi appartamenti, centri commerciali o strade.
La fame di suolo in Italia procede alla velocità di 57 mila m² l’ora. In un giorno fanno più di 1,3 km2, circa 500 km2 l’anno (Ambiente Italia 2011). È come se ogni anno venisse ricoperto d’asfalto l’intero Parco nazionale d’Abruzzo o nascesse una nuova città pari a due volte la superficie dei comuni di Milano e Firenze messi insieme. Certo, il consumo di suolo non è una prerogativa italiana, ma noi siamo i primi in Europa: il 7,3% della penisola è a copertura artificiale, contro una media Ue pari al 4,3% (Istat 2012).
D’altra parte il consumo di suolo non è, come si potrebbe pensare, una conseguenza inevitabile della modernità, quanto un indicatore dell’incapacità di gestire le risorse in modo sostenibile. Il suolo è un bene assai prezioso, una risorsa limitata e non rinnovabile. Continuare a cementificare come si è fatto in questi anni senza criteri e regole significa aumentare la congestione e l’inquinamento dei centri urbani, incrementare le emissione di CO2, impoverire il valore del nostro paesaggio, ridurre le aree verdi e la biodiversità. Soprattutto significa accrescere il dissesto idrogeologico.
Un metro quadro di terreno coperto da vegetazione assorbe la pioggia da 10 a 20 volte in più rispetto a un terreno edificato. Il consumo di suolo ostacola il naturale defluire delle acque meteoriche e amplifica significativamente i rischi e i pericoli legati alle alluvioni. Per spezzare la continua sequela di emergenze e dissesti è necessario fermare il consumo di suolo e concepire il territorio e gli spazi urbani in chiave sostenibile, evitando autogol come l’ultimo decreto Milleproroghe che continua a consentire ai comuni di utilizzare il 75% degli oneri di urbanizzazione per le spese correnti, incentivando così le amministrazioni locali a rilasciare permessi a edificare solo per rimpinguare le casse svuotate dalla spending review.
Un’altra scelta essenziale per prevenire e contrastare il dissesto idrogeologico è sostenere i custodi primari del territorio: gli agricoltori che fanno sempre più fatica a «stare sul mercato». L’abbandono delle campagne si traduce inevitabilmente nell’abbandono della regimazione idrica dei territorio circostante, con devastanti conseguenze a valle.
Un motivo in più per trasferire le ingenti risorse che dopo ogni alluvione vengono investite nell’emergenza a favore di un’agricoltura che si prenda cura del territorio.

Un motivo in più per sostenere la legge a favore dell’agricoltura contadina: agricolturacontadina.terranuovaedizioni.it

Editoriale pubblicato nel mensile Terra Nuova Marzo 2014 a cura del direttore, Mimmo Tringale

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