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Agricoltura sinergica: i tempi sono maturi

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La pubblicazione del nuovo libro di Terra Nuova con gli scritti inediti di Emilia Hazelip ci offre l’occasione di un confronto con i protagonisti e pionieri di questo metodo rivoluzionario di coltivazione.

Agricoltura sinergica: i tempi sono maturi

«Non disturbate la terra, sta lavorando per voi»: se le piante, i cespugli, gli alberi potessero muoversi e parlare la nostra lingua, avrebbero già appeso un cartello con questa scritta lungo i campi coltivati, ai margini dei boschi o dei recinti sotto casa. Sì, perché in effetti sono soprattutto loro che, in sinergia con i microrganismi, i piccoli animali del sottosuolo, il sole, l’aria e l’acqua, creano e lavorano il terreno: ogni giorno ne producono di nuovo, rendendolo più ricco, più vivo, più fertile.
L’agricoltura sinergica, un metodo elaborato dall’agricoltrice spagnola Emilia Hazelip seguendo le orme del microbiologo giapponese Masanobu Fukuoka, si fonda proprio sul principio dell’autofertilità del terreno. Comprendere questa semplice e meravigliosa realtà ci fa subito apparire inutile tanta fatica umana, una fatica che tra l’altro rischia a volte di essere addirittura controproducente. Il suolo, infatti, è un organismo vivente molto complesso, formatosi già da miliardi di anni e capace di rinnovarsi, preservando e aumentando autonomamente la propria fertilità. L’intervento umano, invece, rischia di compromettere se non addirittura distruggere questo equilibrio, dando origine a fenomeni di impoverimento del suolo, erosione, diminuzione dei raccolti, inacidimento del terreno, aumento delle inondazioni, abbassamento delle falde acquifere e scomparsa della fauna selvatica.
La Hazelip ci mostra che attraverso l’osservazione, il rispetto e l’imitazione dei cicli naturali è possibile aiutare la terra impoverita a ritrovare e mantenere la sua fertilità, senza bisogno di lavorarla e rivoltarla né di aggiungere fertilizzanti e antiparassitari di alcun tipo.
Oltre a ricreare un ambiente idoneo a una ripresa dell’autofertilità e a consociare tante famiglie e specie di vegetali, bisogna aver cura del suolo, coprendolo con la pacciamatura, che, tramite paglia, lana, cartone o pezzi di corteccia, fa da filtro protettivo tra la superficie e i gas atmosferici e lo protegge dal contatto diretto col sole e soprattutto con la pioggia, che causa compattamento ed erosione.
Il libro ” Agricoltura Sinergica” e i suoi autori
Il nuovo libro di Terra Nuova Edizioni Agricoltura sinergica racconta le origini, l’esperienza e la pratica di questo metodo di coltivazione, recuperando gli scritti e gli appunti di Emilia Hazelip, insieme alle testimonianze e alle conoscenze sviluppate dalla Libera scuola di agricoltura sinergica. Le origini rappresentano i fondamenti scientifici su cui si basa il lavoro di Emilia. La pratica è l’espressione del suo cammino con le integrazioni di chi lo sta prosenelle testimonianze di chi ha cambiato la propria vita dopo essersi avvicinato alle sinergie della natura e tuttora ne percorre la strada.
Antonio De Falco, che ha conosciuto Emilia nel lontano 1993 e che insieme a lei e al compianto Fortunato Fabbricini ha diffuso l’agricoltura sinergica in Italia, testimonia un mutamento avvenuto negli ultimi anni: «Prima eravamo considerati dei pazzi che facevano cose strane» ci racconta. «Mia madre stessa mi diceva: «Figlio mio, se non zappi non mangi». Oggi invece questi metodi sono ampiamente praticati, da singoli come anche da diverse aziende agricole. Emilia a proposito era solita ripeterci che questa non è un agricoltura di facile diffusione, ma che verrà un tempo in cui ci sarà molto utile. Beh, i tempi oggi sono maturi».
Il movimento degli ecovillaggi e dell’autocostruzione ha sicuramente dato un forte impulso anche all’autoproduzione alimentare e ha creato le basi per la diffusione dell’agricoltura sinergica, che insegna a coltivare ciò che consente il proprio terreno, cercando di creare un organismo vivo, permanente e in evoluzione. Dal nord al sud della penisola, oggi proliferano corsi sulla realizzazione di orti sinergici che non sempre prendono le mosse dagli insegnamenti di Emilia Hazelip.
«Siamo stati tutti suoi allievi» ci dice Marilia Zappalà, una delle autrici del libro scritto a più mani dai membri della Libera scuola di agricoltura sinergica. «Emilia purtroppo è morta all’improvviso, proprio nel momento in cui le avevano chiesto di fondare una scuola in Italia. Oggi vengono tenuti molti corsi nel nostro paese, grazie alla continuità e all’impegno dei suoi eredi. Le persone sono interessate perché è un’agricoltura a costo zero, con un input energetico molto ridotto e una facilità che la rende alla portata di tutti».
Di sicuro nessuno è nato maestro, anche se poi ci accorgiamo che certe cose è come se le avessimo già sapute. Prima di insegnare e impegnarsi con la scuola, Marilia si occupava di nascita e maternità e ha ritrovato molti punti in comune tra l’approccio naturale alla nascita e l’agricoltura sinergica, come un processo da assecondare. «L’insegnamento di Emilia» scrive nel libro «per me ha significato la sintesi di tutte le cose apprese nel tempo dalle mie maestre ostetriche, e mi ha permesso lo sviluppo del loro pensiero verso una dimensione più ampia, dove è possibile sentirsi parte integrante di un insieme armonico di fenomeni e di relazioni. Lei ne sapeva veramente tanto di cosa avviene sotto il livello del suolo: descriveva tutto un brulichio di vita, i movimenti instancabili delle varie specie di lombrichi e microrganismi diversissimi fra loro, che vivono su differenti livelli di profondità, in continua relazione con le radici delle piante. Sentendo di tutti questi movimenti microscopici, ripensavo alle centinaia di cellule che si parlano nel corpo umano e che sono capaci «da sole» di mettersi d’accordo per costruire un nuovo essere».
Osservare la natura e agire di conseguenza
Per fare agricoltura sinergica, questo è uno dei primi insegnamenti di Emilia Hazelip, bisogna anzitutto saper osservare quello che avviene in natura, sia sopra che sotto il suolo. «Se si osserva bene, si vede che in natura è molto difficile che si sviluppino monocolture» spiega Marilia. «Anche le piante infestanti sono pioniere e vengono richiamate quando il terreno è danneggiato, con la funzione di riportare la vita. Allo stesso modo possiamo constatare che in natura i terreni non sono mai nudi, ma sempre coperti di vegetali o dei loro residui: da qui scopriamo l’importanza della pacciamatura».
I microbiologi ci rivelano che le piante creano suolo fertile attraverso i propri «essudati radicali», ovvero i residui organici che lasciano nel suolo, e la loro attività chimica, in sinergia con l’azione di microrganismi, batteri, funghi e lombrichi. Alcune di queste piante, come le leguminose, sono anche capaci di catturare azoto e donarlo al suolo. Insomma, in tutti questi anni le intuizioni di Emilia Hazelip non solo hanno avuto conferma in ambito scientifico, ma hanno provato la propria efficacia anche direttamente sul campo. Di sicuro il concetto che si possa e si debba lavorare meno è dirompente.

Agricoltura sinergica è il nuovo libro pubblicato da Terra Nuova Edizioni.

Un testo considerato l’abc dell’Agricoltura Sinergica che guida il lettore verso la pratica, dalla rinuncia alla lavorazione del suolo all’uso della pacciamatura, per ottenere produzioni abbondanti e di qualità con il minimo intervento e nel massimo rispetto dell’ambiente.

Leggi online in anteprima alcune pagine del libro:

 

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