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Cordyceps e Shiitake: i funghi della salute

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L’utilizzo di questi superalimenti naturali, già da tempo noti alla medicina tradizionale cinese, si sta diffondendo sempre di più anche in Occidente, sia a scopo preventivo che terapeutico.

Cordyceps e Shiitake: i funghi della salute

I funghi sono sempre stati visti come organismi misteriosi, profondamente legati alla terra e alla sua energia. Oggi sono anche al centro di importanti studi che ne hanno riconosciuto le considerevoli proprietà farmacologiche. La medicina tradizionale cinese li utilizza da secoli sia a livello nutrizionale che terapeutico per curare e mantenere benessere e longevità; più di recente anche la nutraceutica li sta studiando con interesse.
Stiamo parlando di particolari specie di funghi giapponesi e cinesi, oggi coltivati biologicamente anche in Europa, nel rispetto di rigidi parametri che ne garantiscono l’incontaminatezza da agenti inquinanti e sostanze tossiche, requisito imprescindibile per la loro azione terapeutica.
In quest’articolo ci soffermeremo in particolare su due funghi medicinali: Ophiocordyceps sinensis, noto comunemente come Cordyceps, e Lentinula edodes, conosciuto col suo nome giapponese Shiitake.

Il Cordyceps

Il Cordyceps cresce sulle catene montuose di Cina, Tibet e Nepal, tra i 4000 e i 6500 metri d’altitudine. Si tratta di un fungo che parassita le larve delle falene, portandole alla morte e colonizzandone le carcasse, caratteristica per cui i tibetani lo definiscono «fungo bruco».
La prima testimonianza scritta sull’uso terapeutico di questo fungo risale al 620 a.C. in Cina, nel periodo della Dinastia Tang. Negli anni, l’elevata richiesta di mercato ha determinato una vera e propria «corsa al Cordyceps», che l’ha messo a rischio d’estinzione, tanto che oggi è molto raro trovare questo fungo allo stato naturale. Fortunatamente diverse associazioni ne stanno regolamentando la raccolta; in Europa ne è vietata l’importazione ma esistono colture controllate effettuate in laboratorio che, oltre a salvaguardare la specie, ne hanno ridotto i costi permettendone l’utilizzo in tutto il mondo.
Le incredibili proprietà del Cordyceps hanno origini leggendarie. Pare, infatti, che al momento del disgelo gli indigeni del Tibet e del Nepal portassero a valle le mandrie di yak a pascolare; in tale circostanza gli animali si cibavano di questi funghi manifestando a breve una grande vitalità. Ben presto anche gli stessi pastori, incuriositi, iniziarono a mangiare quello strano alimento, notando un incredibile aumento dell’energia fisica e una minore incidenza di disturbi respiratori. La notizia si diffuse tra i monaci, fino ad arrivare alle orecchie dei medici dell’imperatore, che iniziarono a prescrivere il rimedio allo stesso sovrano. Da quel momento tutti coloro che trovavano il fungo erano obbligati per legge a consegnarlo ai funzionari imperiali.
Delle virtù energetiche del Cordyceps si è parlato anche più di recente quando, in occasione dei Giochi Nazionali di Pechino del 1993, in una sola settimana tre ginnaste di atletica leggera femminile riportarono ben cinque record mondiali. Sottoposte ad accertamenti antidoping dall’esito negativo, alla fine rivelarono che il segreto risiedeva nell’integratore a base di Ophiocordyceps sinensis, assunto ripetutamente in previsione della gara. Questo fungo è in grado infatti di aumentare il tasso intracellulare di ATP, favorendo una migliore utilizzazione dell’ossigeno.
Nella medicina tradizionale cinese è considerato un ottimo tonico del rene, sede dell’energia vitale, quindi viene prescritto per combattere stanchezza, astenia, insonnia, depressione, impotenza e sterilità; inoltre regolarizza il ciclo mestruale e combatte asma, bronchite cronica e gastroenterite infettiva.
Il suo effetto immunomodulante agisce stimolando la proliferazione delle cosiddette cellule «Natural Killer» (NOTA 1), oltre al rilascio ormonale delle ghiandole surrenali e l’inibizione della monoammino ossidasi, ovvero l’enzima che demolisce serotonina, dopamina e norepinefrina, con effetti antidepressivi. La sua natura riequilibrante lo rende in ogni caso un rimedio adatto a tutti.

Lo Shiitake

Il Lentinula edodes o Shiitake è invece un fungo molto apprezzato in cucina, il più diffuso dopo gli champignon. Si racconta che la sua coltivazione ebbe inizio in Cina circa 1000 anni fa, dal giorno in cui un taglialegna, per provare la sua ascia, inferse un colpo contro un tronco su cui crescevano questi funghi. Qualche giorno dopo notò che sui tagli originati dai colpi d’ascia erano nati nuovi funghi, così intaccò altre parti del tronco e ovunque ottenne lo stesso risultato. Senza volerlo aveva scoperto il cosiddetto metodo «colpisci e pianta», usato ancora oggi in alcune zone per far sì che le spore trovino più spazio possibile per germinare.
Lo Shiitake cresce spontaneamente sui tronchi di querce e castagni morti o morenti; oltre ad essere dotato di un ottimo sapore, vanta anche diverse proprietà terapeutiche, già apprezzate in epoca Ming. Le sue caratteristiche sono state studiate a partire dagli anni ’60, quando un gruppo di epidemiologi giapponesi notò come in due isolati distretti di montagna le patologie degenerative fossero praticamente assenti. Gli scienziati scoprirono che l’attività principale in entrambe le zone era legata alla coltivazione dello Shiitake, che gli abitanti utilizzavano abitualmente nell’alimentazione quotidiana.
Studi scientifici hanno mostrato i benefici di questo fungo nel trattamento di alcuni tumori, nella riduzione dei livelli di colesterolo e in generale nella stimolazione del sistema immunitario contro l’attacco dei virus. Contiene infatti molte sostanze benefiche, tra le quali: la lentinia, uno zucchero che stimola la produzione di linfociti T e cellule NK; l’eritadenina, in grado di abbassare il colesterolo; gli interferoni, che immunizzano le cellule contro le infezioni virali e l’ergosterolo, uno sterolo vegetale che si converte in vitamina D all’esposizione solare, utile per favorire l’assorbimento di calcio e fosforo e per prevenire il cancro alla mammella e al colon. Contiene inoltre notevoli quantità di potassio, ferro, calcio, zinco, vitamine E, B2 e B12, molti antiossidanti e tutti gli amminoacii essenziali. In generale lo Shiitake trova applicazione anche in problematiche legate al metabolismo dei lipidi.

Un concentrato di sostanze benefiche

Dal punto di vista chimico, il segreto delle proprietà benefiche dei funghi medicinali risiede nella presenza di polisaccaridi, macromolecole di struttura molto variabile costituite da una sequenza ripetuta di zuccheri con all’interno numerose sezioni di ossigeno che, scomposte dall’organismo, vengono rilasciate e assorbite a livello cellulare. Infatti un organismo non adeguatamente nutrito di ossigeno tende a precipitare in stati degenerativi che favoriscono l’insorgere di cancro, cardiopatie, disordini immunitari e diabete. Alcune ricerche hanno evidenziato in particolare come il cancro non sia in grado di svilupparsi in un ambiente ricco di ossigeno.
Inoltre i beta-glucani, i polisaccaridi che compongono la parete cellulare dei funghi e di alcuni cereali, hanno la capacità di favorire e attivare le cellule immunitarie in presenza di patologie infettive, virali, batteriche e fungine. Spesso tendono a unirsi con le proteine, andando a costituire i proteoglicani, sostanze dall’azione immunomodulante più potente rispetto ai beta-glucani semplici. Questi sono in grado di aumentare nell’organismo la presenza di cellule macrofagiche, NK e sottopopolazioni di cellule T helper.
Molti funghi medicinali contengono inoltre i terpenoidi, che hanno un’azione antinfettiva e, oltre a ridurre i processi infiammatori, combattono anche le cause che ne sono alla base, a differenza del noto cortisone, che blocca sì il processo infiammatorio, ma senza disattivare i microrganismi nocivi, che continuano invece a proliferare.
I funghi contengono infine grandi quantità di enzimi che agiscono come antiossidanti e stimolano il sistema immunitario in caso di sovraccarico tossinico. Tra i vari enzimi presenti vi è il superossido dismutasi, in grado di ritardare i processi di invecchiamento e prevenire patologie degenerative quali morbo di Parkinson e Alzheimer.

Come si assumono i funghi terapeutici

Benché la maggior parte dei funghi curativi sia commestibile, come nel caso dello Shiitake, l’ideale è assumerli sotto forma di integratori alimentari. In commercio è possibile reperire compresse e capsule con estratti secchi di funghi singoli o composti in azione sinergica; l’importante è controllare sempre che siano prodotti secondo parametri biologici.
I primi giorni dopo l’assunzione possono presentarsi vari sintomi, che non sono indice di intolleranza al fungo, ma un chiaro segnale di smaltimento delle tossine. Le dosi variano in relazione al tipo di cura: in genere è consigliata l’assunzione di una dose al giorno per almeno tre mesi come semplice prevenzione; in caso di terapia coadiuvante alla chemioterapia, o in tutti i trattamenti per specifiche patologie, si possono raggiungere anche 3-4 dosi al giorno, secondo indicazione medica.
Note
1. Le Natural Killer sono cellule del sistema immunitario che hanno un ruolo chiave nell’individuazione di cellule tumorali o infette.
Articolo tratto dal mensile Terra Nuova Maggio 2004
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