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Il cocciopesto

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Alla scoperta di un’antica tecnica d’intonaco completamente naturale, utile per evitare e risolvere il problema dell’umidità grazie alle sue straordinarie caratteristiche di traspirabilità. Ottimo anche per la piacevolezza estetica.

Il cocciopesto

Muri umidi: tante persone si sono ritrovate a fare i conti con questo problema, soprattutto chi vive al piano terra o in vecchi edifici. Le cause principali della cosiddetta «umidità di risalita» possono essere legate a diversi fattori. I più comuni sono l’assenza di fondazioni o di adeguate tecniche di impermeabilizzazione del basamento dell’edificio, il tipo di aderenza del muro al terreno, una costruzione parzialmente interrata…solo per fare alcuni esempi.
Il tema dell’umidità degli edifici è vasto e controverso, e non basterebbe un intero numero di Terra Nuova per esaurire l’argomento. Ci sono tuttavia alcuni accorgimenti di carattere generale che possono essere d’aiuto.
Uno di questi consiste nel realizzare uno scannafosso attorno al perimetro dell’edificio, per consentire l’areazione della base interrata dei muri e diminuire gli effetti della risalita capillare. Un’altra possibilità, più facile se la casa è già ultimata, è utilizzare degli intonaci traspiranti per rivestire le pareti.
Gli intonaci cementizi e le pitture plastiche formano delle vere e proprie barriere, che non consentono al muro di respirare. Un intonaco traspirante con struttura macroporosa, invece, permette un’ampia superficie di evaporazione e quindi anche un maggiore smaltimento dell’acqua proveniente dal sottosuolo. Tutti gli intonaci a base di sola calce naturale si prestano a questo scopo. Se imbiancati con grassello di calce, consentono una sana e necessaria traspirazione.
Nella pratica edilizia comune, purtroppo, l’uso della calce naturale è pressoché scomparso. Le maestranze, dopo settant’anni di predominio del cemento, sono restie a impiegare questi materiali semplici, perché a detta loro «non tengono». Se rispondono così è perché non conoscono quelle semplici preparazioni impiegate in intonaci vecchi di duemila anni, che tutt’oggi si conservano in buono stato. Una di queste è il cocciopesto.

Dai romani ai nostri giorni

Scoperto probabilmente dai fenici, il cocciopesto è stato utilizzato in modo massiccio dai romani, che se ne servirono in molte delle loro opere ingegneristiche. È costituito da una base di calce, a cui si aggiunge polvere di laterizio. Quest’ultimo conferisce all’impasto ottime proprietà idrauliche, formando un intonaco resistente all’umidità. Nei siti archeologici si può osservare questa tecnica applicata alla costruzione di acquedotti, cisterne, pareti ma anche strade. I romani evidentemente avevano intuito lo straordinario potenziale di questo materiale: è facile da fabbricare, rapido da stendere, dura nel tempo e ha ottime capacità igroscopiche e traspiranti.
Tutte queste caratteristiche lo rendono utilizzabile anche ai giorni nostri; oltretutto ha anche un effetto estetico gradevolissimo. Il cocciopesto, come si potrà intuire, è completamente naturale e quindi accettato a pieno titolo in bioarchitettura. L’intonaco si presenta in due varianti, rosa o giallo chiaro, a seconda del tipo di mattoni frantumati miscelati all’impasto. È un intonaco già colorato e quindi non necessita di tinteggiatura successiva.

Come impiegarlo

Si può utilizzare il cocciopesto ispirandosi all’uso che ne facevano gli antichi romani: è ottimo come intonaco, sia per esterno che per interno.
Le caratteristiche di traspirabilità possono aiutare nel risanamento dei muri umidi: in questo caso è importante avere l’accortezza di non pressare l’intonaco mentre lo si stende, così da mantenerlo macroporoso.
Se invece lo si utilizza come intonaco impermeabile, ad esempio nei bagni, è bene chiudere il più possibile i pori, limandolo con la cazzuola fino a ottenere un effetto simile a una lucidatura.
Su fondi adeguati può servire anche soltanto come finitura, alla quale si possono dare gli effetti più diversi. Un uso più complesso del cocciopesto è quello per i pavimenti, che si realizzano stendendo vari strati di materiale, partendo da uno strato più spesso e poi aggiungendo via via strati sempre più sottili.

Gli ingredienti

L’aspetto più critico del cocciopesto non è tanto l’applicazione, quanto la difficoltà nel reperire i materiali. Nel panorama attuale infatti, dominato dai premiscelati, ovvero composti già pronti, confezionare un intonaco partendo da ingredienti naturali può non essere scontato né semplice.
Il cocciopesto si realizza con puro grassello di calce naturale, sabbia da intonaco e mattoni (o coppi) macinati più o meno finemente. Il grassello si ottiene dallo spegnimento della calce viva, che viene poi fatta riposare per un certo periodo di tempo. Più questo periodo è lungo, migliore è il prodotto che si ottiene. Nei negozi di edilizia (non tutti) si trova un grassello stagionato circa tre mesi.
Per eseguire la finitura o intonachino, ovvero lo strato più superficiale dell’intonaco, quello che tendenzialmente rimarrà a vista, è consigliabile utilizzare un grassello stagionato, che viene tutt’oggi prodotto da alcune fornaci ed è acquistabile anche online. Per ottenere la polvere di laterizio vanno frantumati coppi o mattoni pieni (non i forati, perché cotti a temperature non idonee) in un’apposita macchina detta molazza. Si proseguirà poi setacciando il diametro desiderato.

I fondi

Il cocciopesto si applica bene su muri di mattoni non intonacati. Su muri intonacati a cemento, su cartongesso, fibrogesso e similari, si può stendere come intonachino previa applicazione di un primer di aggrappaggio. Su muri tinteggiati è necessario comunque asportare la pittura, soprattutto se sul muro è stata applicata una pittura al quarzo.

Mano alla cazzuola

La procedura del cocciopesto non differisce molto da quella di un normale intonaco: dopo avere bagnato abbondantemente il muro, si stende una prima mano con uno spessore di circa 1 cm. Si lascia tirare, ovvero asciugare, finché toccando l’intonaco non rimangano i segni dei polpastrelli. A quel punto si stende la seconda mano, sempre dello stesso spessore.
Subito dopo l’intonaco va uniformato passando un frattazzo di legno con movimenti circolari. L’intonaco può essere finito con l’intonachino, un impasto sempre di cocciopesto, ma più fine. Si stende una prima mano con uno spessore di 0,5 cm e si lascia tirare; si stende poi la seconda mano passando successivamente il frattazzo di spugna, sempre per una distribuzione più uniforme.
È fondamentale stendere l’intonaco con uno strato sottile, per evitare il formarsi di crepe. Il frattazzo di spugna può essere usato con un movimento circolare, orizzontale, diagonale o incrociato, a seconda dell’effetto estetico desiderato. Se si vuole una finitura più liscia, si passa anche la cazzuola metallica.
Per migliorare la resistenza all’acqua nei muri esterni, si può passare una mano di sapone di Marsiglia diluito in acqua, che va steso col pennello sulla finitura rasata umida.
Attenzione però: sui colori scuri, come l’intonachino rosso, il sapone di Marsiglia può lasciare degli aloni bianchi. In alternativa si può usare il sapone nero magrebino, un sapone morbido a base di olio di oliva che si adopera negli hammam, disciolto in acqua in un rapporto di 1 a 8.

Risultati raffinati

Come abbiamo detto, il cocciopesto si presta a diverse finiture a seconda di come viene frattazzato l’intonachino. Possiamo anche miscelare degli inerti per movimentare la superficie, aggiungendo al cocciopesto della paglia o della polvere di vetro macinata.
In questo caso si applica l’ultima mano di intonachino normalmente e poi, una volta asciutto, si lava con una pompa spazzolando il muro con una spazzola di plastica, per fare affiorare l’inerte.
Una particolarissima finitura che prende origine dalle facciate della Firenze rinascimentale ed è anche diffusa nelle ville lombarde settecentesche è il graffito. Dopo avere steso una mano di un colore, si stende la seconda mano di colore diverso.
Una volta tirato l’intonachino si prepara il disegno sulla carta da lucido, si bucherella lungo la linea tracciata e poi si spolvera sul muro.
Successivamente si asporta la parte desiderata con un apposito attrezzo per fare affiorare il colore sottostante: l’effetto estetico è decisamente interessante!

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