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La dignità dei pesci rossi

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A Firenze, al Teatro della Pergola, è andato in scena lo spettacolo di Sergio Rubini “Provando… dobbiamo parlare”, in cui recitano Sergio Rubini e Fabrizio Bentivoglio, la cui scenografia comprende due pesci rossi vivi, chiusi in bocce di vetro sferiche…

La dignità dei pesci rossi

… I due animali sono terrorizzati: non serve essere etologi per capirlo, bastano i movimenti convulsi dei loro corpi. Nello spettacolo vengono anche fatti parlare: le luci sono puntate su di loro e una voce fuori campo recita: “Bella pesciolina, vorrei nuotare con te“.
Il tutto è grottesco e i pesci fanno pena, ma il pubbliche ride alle battute degli attori, infarcite di volgarità e insulti, come maiale, porco, troia, zoccola e così via, graditissimi a una platea che, nonostante la facciata borghese, mostra gusti da ultrà.
A fine spettacolo però i sorrisi diventano smorfie: la polizia municipale si presenta a teatro perché l’esibizione dei pesci viola due articoli del Regolamento tutela animali del Comune di Firenze: il divieto di esibire animali vivi negli spettacoli e l’uso di bocce sferiche per i pesci.
La sera seguente, il teatro sostituisce le bocce con due più moderni acquari a parallelepipedo. Uno dei pesci, quello che rimane più tempo in scena, diventa finto.
Giorni dopo, però, all’Ambra Jovinelli di Roma, Rubini rimette in scena i due pesci rossi vivi, con la copertura di un’autorizzazione della Asl.
Anche il Regolamento tutela animali del Comune di Roma (art. 16 e 51) vieta l’esibizione dei pesci, e la Asl non dovrebbe concedere permessi che infrangono il Regolamento. Ma si sa: sono solo pesci rossi.
I media hanno trattato il caso in tono canzonatorio: “Con tutti i problemi che abbiamo, ci vogliamo preoccupare di due pesci rossi?”. Ma l’obbligo morale di fermare le ingiustizie non consente gerarchie: mobilitarsi per un sopruso, qualsiasi esso sia, è giusto ed è la migliore garanzia che un giorno, quando l’ingiustizia riguarderà noi stessi, nessuno possa dire: “Ci sono cose ben più importanti”.
Oltre alla preoccupazione per la sorte dei due pesci, resta l’amarezza per un regista che ricordavamo come ispirato e progressista e che oggi appare a corto di idee e impacciato di fronte ad una questione etica.
Rubini si è avvalso – nella sostanza – della disparità di forze e della mancanza di tutele affettive a favore dei pesci e – nella forma – della carte bollate che lo esentano dall’attenersi a un ben più civile modo di sentire.
Un’altra occasione persa per cogliere e rispettare il crescente senso di solidarietà tra esseri viventi che si sta affermando nella nostra società. Peccato.
Articolo tratta dalla rubrica “Restiamo Animali” sul mensile Terra Nuova Gennaio 2016.
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