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Più a sud di noi

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Ci sono “profughi di serie A” che viaggiano con un biglietto aereo low cost e spesso hanno una laurea in tasca, e quelli di serie “B”, dei quali i fatti di cronaca ci raccontano ogni giorno… l’editoriale che apre il mensile Terra Nuova Novembre 2015.

Più a sud di noi

Mentre giornali e tv lanciano quotidianamente l’allarme rifugiati, nessuno si occupa delle migliaia di connazionali che ogni giorno, senza i clamori della cronaca, abbandonano il Paese.
D’altra parte per noi italiani non è una novità, abbiamo una lunga storia di migrazione alle spalle. Anzia, siamo stati i protagonisti di uno dei più grandi esodi della storia moderna: dal 1861 a oggi più di 24 milioni di nostri connazionali sono espatriati per costruirsi una nuova vita all’estero.
Da allora il flusso migratorio è continuato ininterrottamente, fatta eccezione per gli anni del fascismo in cui fu praticamente vietato. Con il boom economico degli anni ’60 la migrazione si ridusse a poco più di 50 mila espatri l’anno, per poi riprendere a impennarsi negli ultimi dieci anni.
Secondo il Rapporto italiani nel mondo della fondazione Migrantes, il numero di italiani emigrati è passato dai 3.106.251 del 2006 ai 4.636.647 di quest’anno, con un incremento pari al 49.3%.
Solo nel 2014 sono stati 101.297 gli italiani che hanno cercato fortuna all’estero. Partono da tutte le regioni, ma negli ultimi anni soprattutto Lombardia, Veneto e Piemonte. Non fuggono da bombardamenti e da tagliagole in tuta mimetica, come le migliaia di siriani, afgani e nordafricani che approdano sulle nostre coste. Vanno via per cercare migliori condizioni di vita.
Sono “profughi” di serie A: viaggiano con un biglietto aereo low cost e spesso hanno una laurea in tasca. Non rischiano la vita per mare e soprattutto non vengono rinchiusi in centri di accoglienza al loro arrivo. Certo, nessuno di loro è contento di lasciare la propria terra e i propri cari in cambio di un lavoro dignitoso, ma almeno hanno una buona probabilità di essere accolti e integrati.
Ormai sono lontani i tempi in cui in Germania o in Francia si trovavano appesi alle case cartelli con la scritta “Non si affitta agli italiani”.
Oggi siamo noi a rifiutare coloro che abbiamo scoperto essere, finalmente, un pò più a sud di noi.

Editoriale del mensile Terra Nuova Novembre 2015.

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