La raccolta di questo mese: bacche di Alloro e foglie di Edera… verso il solstizio.
Verso il solstizio
Quando sotto il cielo del Sagittario il sole vola verso il solstizio d’inverno e l’arco del suo moto apparente si fa più basso all’orizzonte, gran parte delle piante sono ormai spoglie.
Durante la nostra passeggiata per campi e boschi sarà allora più facile individuare quelle sempreverdi ed in particolare, là dove prevale la macchia mediterranea, qualche arbusto o albero di Alloro.
Stropicciando qualcuna delle sue oblunghe foglie verde scuro, coriacee e glabre, ne riconosceremo facilmente il gradevolissimo, inconfondibile aroma. Un aroma presente anche nei frutti, delle bacche che, giungendo a maturazione in questo periodo dell’anno, diventano nero bluastre ed assomigliano a delle piccole olive.
L’Alloro, come narra il famoso mito di Dafne e Apollo, essendo pianta sacra a questo dio solare dell’antica Grecia, ne sintetizza, in oli essenziali ed oli grassi, luce e calore. La medicina popolare si è sempre avvalsa di queste qualità solari della pianta per combattere attraverso infusi delle sue foglie (10 g in 500 g di acqua bollente, 3 tazze al dì) astenie, affaticamenti, inappetenze, digestioni difficili, flatulenze, tossi e bronchiti.
Si è servita invece di estrazioni oleose e unguenti, ricavati dalle bacche, per dolori reumatici e articolari. Poiché a differenza delle foglie, presenti tutto l’anno, le bacche sono disponibili solo adesso, sono queste che raccoglieremo, in vista di malanni come reumi e artriti tipici dell’incipiente stagione fredda.
Potremo ottenere a tale scopo un buon olio da massaggio ponendo a macerare per una settimana 150/200 g di bacche contuse in un litro di olio di oliva; potremo anche accelerare la macerazione riscaldando il tutto a bagnomaria ad un calore moderato (non oltre i 60°) per 2/3 ore.
A macerazione conclusa filtreremo e riporremo l’olio così ottenuto in recipienti di vetro scuro al buio e al fresco. Potremo anche ricavare da questo oleolito un unguento seguendo le ricette riportate sotto.
Abbarbicato al tronco di una pianta, probabilmente non lontana dal nostro Alloro, potremo trovare qualche tralcio di Edera dalle caratteristiche foglie palmate divise in tre o cinque lobi triangolari (rami rampicanti), oppure ovali con apice acuto (rami fertili).
Anche l’Edera è una pianta solare, ne cerca luce e calore sfruttando qualsiasi sostegno; ma c’è qualcosa in lei anche di infero, di tossico e di mortale. Non a caso, insieme alla Vite, è l’emblema di Dioniso, un antico dio e simbolo della coincidenza degli opposti: «egli è la vita che nel suo traboccare diventa follia e che nel suo profondo godimento è strettamente congiunta alla morte» (Nietzsche).
Questa volta eviteremo le bacche nerastre che sono notevolmente tossiche e ci limiteremo a raccogliere le foglie che, comunque, utilizzeremo solo per via esterna in decotto: bollire per dieci minuti 200 g di foglie fresche in un litro d’acqua. Dopo aver fatto riposare il decotto ed averlo filtrato lo si può usare per le applicazioni esterne, sotto forma di impacchi, bagni e lavaggi, in caso di reumatismi, nevralgie, artriti, edemi e cellulite.
Utilizzandolo per lavare i capelli li si rende più lucenti.
Macerando le foglie in olio se ne ricava un oleolito utile per massaggi drenanti contro la ritenzione idrica. Per la sua preparazione si possono seguire le indicazioni fornite per le bacche di Alloro, preferendo in questo caso la macerazione a bagnomaria e avendo l’accortezza, dopo aver filtrato l’olio, di prelevare con una pipetta l’acqua che si troverà depositata sul fondo del vaso di vetro dove si è raccolto il filtrato.
Se ne ritarderà così l’irrancidimento.
Come si prepara un unguento
Per ottenere un kg di unguento si utilizzano 900 g di oleolito e 100 g di cera d’api.
Si riscalda a bagnomaria l’oleolito prescelto fino a portarlo a 60-70 gradi; nel frattempo in un pentolino si scioglie, sempre a bagnomaria, la cera d’api. Quando l’oleolito ha raggiunto la temperatura richiesta e la cera è sciolta la si versa nell’oleolito e si mescola, poi si preleva una piccolissima quantità e la si fa raffreddare per provare la consistenza dell’unguento e, a seconda dei casi, si aggiunge oleolito per avere un unguento più morbido o si aggiunge cera per averne uno più solido. Immediatamente prima di mettere l’unguento in barattolo lo si può profumare con un po’ di olio essenziale. Lo si introdurrà poi a caldo. Anche l’unguento va conservato in contenitori chiusi, al fresco e al buio.