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L’incontro col maestro ecologista Joaquim Moura

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Giulia Lepori e Michal Krawczyk, una linguista ed un antropologo, sono partiti a fine gennaio 2016 per un viaggio in Sud America. Al progetto, che avevano raccontato anticipandolo a Terra Nuova, hanno dato il nome di Echoes of Ecologies, quattro mesi di ricerca indipendente. Giulia e Michal proseguono nel loro racconto ai lettori di Terra Nuova con il resoconto della loro avventura-scoperta.
Continuiamo i racconti brasiliani di Echoes of Ecologies partendo dalla visita al maestro ecologista Joaquim Moura, nella sua casa a Visconde de Mauá. In questo luogo, ex meta di hippy, ci siamo fermati una settimana approfittando della vasta cultura di un uomo che dagli anni ’70 dedica la vita all’ecologia culturale militante (date un’occhiata al nostro blog per saperne di più: echoesofecologies.noblogs.org). A parte averci accompagnati in luoghi naturali meravigliosi, Joaquim ci ha insegnato molto sulla società e cultura brasiliana degli ultimi 50 anni, permettendoci di avere una visione più approfondita della nazione durante le nostre tappe successive.
Dalla sua conoscenza è scaturito il contatto con la particolare città di Florianopolis: un cambio di programma inaspettato ci ha aperto le porte verso realtà che non conoscevamo, soprattutto grazie all’agronomo Marcos, alla sua famiglia e al Centro Studi e Promozione dell’Agricoltura di gruppo CEPAGRO. Così dal visitare e vivere in una casa fattain permacultura, siamo finiti ad aiutare nel compostaggio comunitario del quartiere-favela di Monte Cristo. Due giorni condividendo la vita con le collaboratrici del progetto-OngRevolucão dos Baldinhosovvero ‘rivoluzione dei cestini’. Sono stati quest’ultimi infatti, grazie alla volontà ed impegno degli abitanti locali, a risolvere i grossi problemi di sanità pubblica e migliorare la situazione di vulnerabilità sociale. Inoltre ci teniamo a sottolineare che la maggior parte della gestione dipende da donne, come già abbiamo notato in altri luoghi precedenti, a cui auguriamo di ricevere sempre lo stesso affetto e disponibilità che hanno offerto a noi.
Su queste vibrazioni di comunità che si rimettono in piedi dal proprio interno, siamo stati indirizzati verso un altro quartiere-favela, Morro da Mariquinha, dove il presidente Alex sta mettendo anima e corpo per mutare la condizione di degrado del posto in cui è nato, cresciuto e tuttora vive. Il suo sogno è ricreare una zona di auto-produzione, auto-sostenibilità e valorizzazione dei talenti artistici locali. Anche qui ci siamo trovati spontaneamente bene ed abbiamo goduto dell’esperienza ed ospitalità delle persone autoctone, oltre alla vista mozzafiato della città. Di fatti il quartiere è abbarbicato sopra un monte ricoperto di vegetazione e, se non fosse per le avversità che lo caratterizzano, potrebbe essere un piccolo paradiso. Un giorno però risplenderà di nuovo, ne siamo sicuri, essendo certamente avvantaggiato rispetto alle zone basse di Florianopolis, costruite attraverso la speculazione edilizia ed ora minacciate dal cambio climatico che sta sollevando il livello del mare.
Concludiamo queste storie con la nostra permanenza nel campeggio agroecologico-educativo del Parque Estadual do Rio Vermelho, giusto per provare di tutto un po’! Lì abbiamo passato 3 giorni lavorando in cambio di alloggio in tenda, facendo un altro passo per conoscere modi di vita diversi dal nostro. La cosa che ci è piaciuta di più? Respirare tanta tranquillità, libertà e cooperazione tra la gente immersa nei suoni della natura. Al momento ci troviamo in Argentina, a Misiones, abbiamo passato la frontiera già da una settimana, ma prima siamo stati in un ultimo posto in Brasile, dove ad attenderci c’erano le trombe ed i tappeti rossi… grazie e alla prossima!
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