Le associazioni: «Incendio sul traghetto, troppo rischioso il rigassificatore a Piombino»
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Troppi rischi con il rigassificatore a Piombino: lo ribadiscono la Rete NoRigass NoGNL e l’Associazione Posidonia Porto Venere dopo l’incendio che il 20 agosto ha interessato la sala macchine di un traghetto in partenza per l’isola d’Elba che «si trovava a poche centinaia di metri da una gasiera che in quel momento stava trasferendo il gnl alla nave rigassificatrice che è ormeggiata in banchina» spiegano le associazioni.
I vigili del fuoco del comando di Livorno e di Grosseto sono intervenuti il 20 agosto al porto di Piombino per un incendio scaturito nella sala macchine di un traghetto che era in partenza per l’isola d’Elba. L’incendio è stato spento, sono state evacuate circa 300 persone. A fronte di questo fatto, la Rete NoRigass NoGNL e l’Associazione Posidonia Porto Venere, oltre a esprimere «solidarietà e vicinanza ai piombinesi che hanno vissuto momenti di paura», spiegano che «il traghetto si trovava a poche centinaia di metri da una gasiera che in quel momento stava trasferendo il gnl alla nave rigassificatrice che è ormeggiata in banchina. Per fortuna tutto è andato bene grazie anche alla professionalità e alla prontezza dei vigili del fuoco che hanno provveduto a evacuare il traghetto e mettere in sicurezza tutti i passeggeri».
«Ma ci domandiamo: andrà sempre così bene? – proseguono le associazioni – Perché esporre una città intera a questi rischi? Domanda che vale anche per il rigassificatore di Panigaglia che opera a poche centinai di metri dalle abitazioni e davanti al quale, a due o trecento metri di distanza, transitano navi passeggeri, navi portacontainers, navi militari e imbarcazioni da diporto. Il rigassificatore di Panigaglia è dotato di un Piano di Emergenza Esterno che abbiamo sempre giudicato insufficiente, quello di Piombino non ha neppure un PEE. Inoltre sia il porto della Spezia che quello di Piombino mancano di un Piano di Emergenza per l’intera area portuale e relativo Rapporto di Sicurezza».
Le associazioni ribadiscono «di questi Piani e anche la necessità che i Prefetti provvedano a pianificare per la popolazione che vive in prossimità di impianti Seveso, impianti a rischio di incidente rilevante, esercitazioni in scala reale e piani di evacuazione. Non possiamo limitarci a confidare che tutto vada sempre per il meglio, a sperare di poter sempre dire “mancato incidente” e a tenere le dita incrociate. Sia studi scientifici che la cronaca dimostrano che gravi incidenti sono sempre possibili ed è inammissibile continuare ad esporre la popolazione a questi rischi, non per reale necessità ma per favorire gli interessi di grandi società. Anche Vado e Savona saranno presto nostri compagni di sventura, anche lì il trasferimento di merci pericolose avverrà, anche se al largo, pur sempre nelle vicinanze di porti molto trafficati. Così come per gli altri rigassificatori previsti nei porti o in vicinanza di porti quali Portoscuso, Porto Empedocle e Gioia Tauro».
E le associazioni concludono affermando: «Occorre una seria politica energetica che dichiari obsolete le fonti fossili, vada con determinazione verso l’uso di energie rinnovabili, annulli la costruzione di nuovi rigassificatori e favorisca la progressiva dismissione di quelli esistenti».
In questo libro Linda Maggiori ha raccolto anche le testimonianze di comitati, movimenti e cittadini che a Piombino si stanno battendo per fare in modo che si elimini la presenza del rigassificatore e che si tutelino ambiente e salute.
Mamme ribelli è un libro unico, che dà voce alle donne, ma non solo, che da anni fanno parte della Rete delle Mamme Da Nord A Sud e racconta le loro lotte contro l’inquinamento dei territori e il saccheggio ambientale, per la salute dei loro figli e dei figli di tutti.
Leggerete anche dell’impegno, delle esperienze, della tenacia e della determinazione delle “Mamme No Pfas” del vicentino, delle “Mamme Volanti” di Brescia, delle donne di Taranto, delle madri che si battono contro le basi militari in Sardegna, delle “Mamme Antismog” nella Pianura Padana, delle mamme di Venafro, di quelle No Tap e di tante altre.
Sono tutte mamme ribelli che lottano indomite per la vita e per la terra, contro la devastazione dell’ambiente e l’omertà istituzionale, forti di una profonda solidarietà intergenerazionale. E quando le madri si muovono, si muovono anche le montagne.
«Se non ridurremo le emissioni di gas serra, nel 2050 avremo perso quasi la metà (il 48,5%) della superficie attualmente coperta dai ghiacciai sulle Alpi italiane, mentre nel 2100 dovremo dire addio alla quasi totalità (il 94%) della superficie dei nostri giganti bianchi»: lo afferma Greenpeace.
Una nuova autostrada a quattro corsie che attraversa decine di migliaia di acri di foresta amazzonica protetta è in costruzione per il vertice sul clima COP30 nella città brasiliana di Belém. Lo fa sapere la BBC.
È all’esame del Parlamento il Decreto Legge urgente, già approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 13 marzo, volto a ridurre i livelli consentiti di PFAS (composti poli e perfluoroalchilici) nelle acque potabili e a inserire limiti per il TFA (acido trifluoroacetico).
Una coalizione di 87 organizzazioni e reti della società civile internazionale ha rilasciato una dichiarazione congiunta che chiede di non realizzare il Corridoio Sud dell’Idrogeno, infrastruttura di 3300 chilometri che dal Nord Africa dovrebbe arrivare in Germania, passando per l’Italia.
«Se non ridurremo le emissioni di gas serra, nel 2050 avremo perso quasi la metà (il 48,5%) della superficie attualmente coperta dai ghiacciai sulle Alpi italiane, mentre nel 2100 dovremo dire addio alla quasi totalità (il 94%) della superficie dei nostri giganti bianchi»: lo afferma Greenpeace.
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