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«No al Corridoio Sud dell’Idrogeno»: lo chiedono 87 organizzazioni

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Una coalizione di 87 organizzazioni e reti della società civile internazionale ha rilasciato una dichiarazione congiunta che chiede di non realizzare il Corridoio Sud dell’Idrogeno, infrastruttura di 3300 chilometri che dal Nord Africa dovrebbe arrivare in Germania, passando per l’Italia.

«No al Corridoio Sud dell’Idrogeno»: lo chiedono 87 organizzazioni

Una coalizione di 87 organizzazioni e reti della società civile internazionale ha rilasciato una dichiarazione congiunta che chiede di non realizzare il Corridoio Sud dell’Idrogeno, infrastruttura di 3300 chilometri che dal Nord Africa dovrebbe arrivare in Germania, passando per l’Italia. «Il Corridoio è una delle opere chiave del Piano Mattei per l’Africa» spiegano da ReCommon, e la dichiarazione segue «un documento congiunto dei ministri dell’Energia di Italia, Austria, Germania, Tunisia e Algeria in cui si sostiene la costruzione del gasdotto a idrogeno» e la discussione in Consiglio europeo dell’Energia sul «Clean Industrial Deal, che include l’idrogeno come fonte energetica chiave. Per la coalizione di organizzazioni internazionali il Corridoio Sud dell’Idrogeno è una pericolosa estensione dell’economia dei combustibili fossili».

Il Corridoio Sud dell’Idrogeno, ha spiegato Elena Gerebizza, ricercatrice e campaigner per l’energia e le infrastrutture di ReCommon, non ha a che fare con «la sicurezza energetica per le popolazioni europee o africane», ma serve a «garantire una lunga vita alle infrastrutture di trasporto del gas e  sussidi pubblici alle società di combustibili fossili come Snam per la loro costruzione e manutenzione. È funzionale a permettere il greenwashing di un modello neocoloniale ed estrattivista  che rischia di aumentare il debito dei Paesi africani e di distogliere le risorse pubbliche da una transizione energetica giusta per tutte e tutti».

«L’Ue e la lobby fossile promuovono l’idrogeno verde come soluzione sostenibile e vantaggiosa sia per l’Ue che per i paesi del continente africano – prosegue ReCommon – Tuttavia la coalizione mette in guardia sul fatto che non c’è alcuna garanzia che il corridoio trasporti esclusivamente idrogeno verde o che la sua catena di produzione sia socialmente e ambientalmente sostenibile. Inoltre, il progetto rischia di esacerbare la scarsità d’acqua in regioni già vulnerabili e potrebbe mettere in difficoltà vari Paesi africani, scatenando l’instabilità sociale e sottraendo risorse ai servizi pubblici essenziali».

«Ci opponiamo alla produzione di idrogeno verde e allo sviluppo di infrastrutture a esso collegati a causa della sua estrema inefficienza; per la sua produzione sono necessari alti volumi di elettricità e acqua a basso costo. Questo perpetua modelli estrattivisti che equivalgono a un greenwashing per conto delle industrie dei combustibili fossili, che distolgono gli sforzi nei Paesi dalla scalata critica dell’energia rinnovabile locale e di proprietà delle comunità, verso obiettivi di esportazione a beneficio dei Paesi dell’UE che ignorano i bisogni energetici locali», ha dichiarato Siphesihle Mvundla, Campaigner per la giustizia climatica ed energetica di GroundWork, Friends of the Earth Sudafrica.

«Il Corridoio Sud dell’Idrogeno è il primo di altri cinque corridoi europei simili che verranno sviluppati e, secondo i promotori, dovrebbe consentire il trasporto di 4 milioni di tonnellate di idrogeno. Il suo costo stimato non è chiaro, secondo Snam il costo previsto per la sola dorsale italiana sarà di circa 4 miliardi di euro.  Le società di trasporto del gas dell’UE che promuovono la costruzione dei cinque corridoi di importazione verso l’Europa stimano un costo complessivo tra gli 80 e i 130 miliardi di euro» aggiunge ReCommon.

Le 87 organizzazioni firmatarie della dichiarazione chiedono ai governi, all’UE e alle istituzioni africane di fermare gli investimenti in progetti di idrogeno su larga scala che ostacolano una transizione energetica equa e democratica per le comunità in Europa e in Africa.

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Terra Nuova Aprile 2025

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