Il comitato promotore del referendum contro il green pass, costituito dall’avvocato Olga Milanese e i professori Luca Marini, Francesco Benozzo e Paolo Sceusa, ha diffuso una nota con cui stigmatizzano il rifiuto del governo, «negandoci – spiegano – la possibilità di prorogare la raccolta firme, come da noi richiesto allo scopo di beneficiare di un lasso di tempo almeno pari a quello di cui hanno beneficiato gli organizzatori di altri referendum, e cioè i partiti politici».
«In qualità di Comitato organizzatore del Referendum No Green Pass prendiamo atto dell’ulteriore dimostrazione di forza che il Governo ha inteso fornire negandoci la possibilità di prorogare la raccolta firme, come da noi richiesto allo scopo di beneficiare di un lasso di tempo almeno pari a quello di cui hanno beneficiato gli organizzatori di altri referendum, e cioè i partiti politici» scrivono l’avvocato Olga Milanese e i professori Luca Marini, Francesco Benozzo e Paolo Sceusa.
«L’omesso riscontro all’istanza di proroga entro la scadenza dei termini mette fine all’unica iniziativa concreta, democratica e civile promossa in questi mesi contro il Green Pass, alla prima proposta referendaria d’iniziativa realmente popolare nell’intera storia repubblicana – prosegue il comunicato – È significativo rilevare che nelle stesse ore in cui il Governo sottrae ai cittadini la “penna referendaria” e la voce nelle piazze, impedendo loro sia di prolungare la raccolta firme che di manifestare per le strade, le Istituzioni stanno palesando ciò che i promotori del Referendum No Green Pass hanno sostenuto fin dall’inizio: e cioè che la famigerata certificazione è stata creata per perdurare oltre il 31 dicembre 2021, oltre lo Stato di emergenza, oltre il Covid».
Il comitato promotore prende posizione critica anche nei confronti di associazioni e gruppi che si sono dichiarati contrari all’iniziativa: «Dinanzi a questa evidenza, quanti hanno ostacolato il Referendum No Green Pass si sono assunti una precisa responsabilità nei confronti dei cittadini, responsabilità che i cittadini stessi saranno chiamati a far valere nella primavera del prossimo anno, quando l’intero Paese sarà ancora vessato dal Green Pass e non potrà disporre dell’unico strumento democratico che avrebbe potuto cancellare questo odioso strumento di discriminazione in modo diretto, senza passare per le aule di giustizia» si legge nella nota.
I promotori fanno anche presente che per «i referendum proposti dai partiti politici», «si sta procedendo in tempi record alla validazione delle firme raccolte anche mediante piattaforme telematiche che, nell’attuale fase di applicazione transitoria disciplinata dalla legge 178/2020, hanno un valore legale quanto meno dubbio. Per tacere del fatto che queste piattaforme concretizzano modalità di acquisizione, trattamento, gestione, stoccaggio e utilizzo dei dati personali molto contestate e controverse, come dimostra la divulgazione in queste ore dei dati relativi all’età anagrafica ed alla provenienza geografica dei firmatari dei referendum in questione» prosegue ancora la nota.
«Ovviamente, oltre agli ostacoli di natura “politica”, la raccolta firme per il Referendum No Green Pass ha scontato anche numerosi e diversi ostacoli di natura “istituzionale”, di cui sono già a conoscenza i cittadini che da ogni parte d’Italia, nelle scorse settimane, ci hanno segnalato come i rispettivi Comuni negassero l’esistenza di una raccolta firme contro il Green Pass, sostenessero di non avere ricevuto i moduli per la raccolta delle firme, omettessero tanto di vidimare i moduli in questione quanto di registrare i documenti dei firmatari, impedissero con motivazioni pretestuose l’accesso agli Uffici comunali o, provocatoriamente, ne subordinassero l’accesso all’esibizione del Green Pass».
Il comitato promotore scrive ancora: «Se poi si considera il fatto che, al 2 novembre 2021, il Comitato organizzativo ha ricevuto circa 600 plichi contenenti i moduli con le firme raccolte in altrettanti comuni, sui circa 8.000 Comuni coinvolti nella raccolta, si comprende perché non ha alcun senso parlare di risultati positivi o negativi, e tantomeno di fallimenti. Non ha senso parlare di risultati semplicemente perché la partita non si è giocata. Non è una partita quella in cui il pallone viene sottratto ad una sola delle squadre in campo; non è una partita quella in cui i giocatori di una sola squadra vengono squalificati per falli inesistenti; non è una partita quella in cui si concede ad una sola squadra un tempo di gioco di 20 minuti, mentre tutte le altre ne hanno 90 a disposizione».
«Nonostante tutto ciò i promotori del Referendum sono certi di avere raggiunto un primo risultato importante: e cioè quello di avere riaperto il dibattito sulla legittimità del Green Pass, di avere risvegliato le coscienze fino a scuotere dal loro comodo torpore persino i giornali e le televisioni, che per la prima volta hanno dovuto arrendersi all’idea di concedere un seppur minimo spazio ad una voce dissenziente sul Green Pass, la voce referendaria, senza riuscire a strumentalizzarla. L’incredibile partecipazione di volontari – cui va tutto il nostro ringraziamento – a un’impresa concepita da cittadini per i cittadini e portata avanti senza finanziamenti, senza strutture, senza appoggi politici, ci conferma che l’azione del nostro Comitato non può fermarsi con la raccolta firme».
E in conclusione nella nota si legge: ««Siamo quindi determinati, ora più che mai, ad aprire una nuova fase, dopo quella referendaria, che passi attraverso le azioni giudiziarie annunciate fin dall’inizio della raccolta firme (alcune delle quali sono già state avviate da componenti del nostro Comitato) e prosegua mediante ogni possibile azione di carattere civile e politico, allo scopo di contrastare con tutti i mezzi offerti dal diritto e dalla democrazia qualsiasi tipo di strumento concepito per condizionare e limitare tanto la titolarità quanto l’esercizio di diritti e libertà fondamentali, fino a ieri considerati unanimemente intangibili e immanenti nella persona umana».