La festa del presente per un’economia del dono
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L’idea della Festa del Presente nasce nel 2009, come gioco per mettere in discussione la certezza che i numeri del denaro siano gli unici a fornirci elementi certi per valutare il presente e progettare il futuro. Il denaro è una convenzione, un’unità di misura, una logica, non è la realtà. La realtà è fatta di infinite cose che il denaro non può misurare, la serenità, la salute, l’ambiente, il paesaggio, gli affetti, il rispetto, la fiducia, la coscienza, la conoscenza, la generosità, la solidarietà…. Quando, come oggi sembra avvenire un po’ dovunque, i conti non tornano sia sul piano economico, che su quello ambientale, che su quello delle relazioni, è saggio ostinarsi a modificare la realtà affinché corrisponda meglio alla logica finanziaria? Non sarebbe saggio considerare anche l’eventualità che gli occhiali con cui guardiamo la realtà non siano quelli giusti? Un conto è avere legittimamente paura di non avere abbastanza per condurre una vita dignitosa, altro conto è dare per scontato che più si possiede e meglio è, e che quindi ogni scelta finalizzata a possedere il più possibile sia giusta per definizione. Da dove discende questa certezza? Come si può pensare di vivere bene se tutti, nel supposto interesse di tutti, sono perennemente in feroce competizione con tutti? Anche solo possedere molto denaro infatti è qualcosa che costringe a venire a patti con la propria coscienza. Quanto può durare il patrimonio di chi è davvero generoso e solidale? La “Festa del presente” vorrebbe insomma insinuare che forse la ricchezza che ha senso desiderare sia qualcosa che va oltre il mero possesso e che forse non esiste vera ricchezza se questa non riguarda tutta una comunità e non include anche solidarietà, fiducia, collaborazione, infrastrutture, tolleranza e infinite altre cose che esulano totalmente dalla dimensione finanziaria e riguardano invece la qualità dei rapporti fra le persone. Il denaro dovrebbe essere un degli strumenti che servono a vivere meglio, non un oggetto di fede dai miracolosi poteri salvifici. Questo momento di crisi forse può essere l’occasione per soffermarsi a riflettere se non ci sia qualcosa che possa essere cambiato.
Non so se esista la possibilità di un paradigma diverso fondato sul dono e la condivisione, si potrebbe però cercare di ascoltare più la propria coscienza meno le proprie paure. Forse la qualità sostanziale della vita di tutti potrebbe trarne qualche giovamento.
Le reazioni sono sempre state molto positive, salvo la difficoltà di alcuni ad afferrare davvero lo spirito della festa. Ma questa non mi sembra una cosa strana in un mondo ossessionato da denaro in cui il dono e la gratuità sono in definitiva due fra le pratiche più sovversive.